La Storia di Randazzo

 RANDAZZO  CITTA'  MEDIEVALE

INTRODUZIONE ALLA STORIA DELLA CITTA'

di

Salvatore Rizzeri

Una delle cose più difficoltose nella stesura di un'opera letteraria, a qualsiasi genere essa appartenga, è certamente la parte introduttiva. Non si sa mai come iniziare e riesce veramente difficile trovare le parole giuste, quando poi ritieni di averle trovate ti rimane sempre dentro quel senso di insicurezza e la paura di aver iniziato un lavoro partendo, come si suol dire, " col piede, anzi con la penna sbagliata ". Questa volta, invece, non sono stato preso da questa ansia, ed il motivo è semplice, mi è tornata in mente l'opera di un grande scrittore catanese che, per primo, all'inizio del secolo scorso seppe  far conoscere ai cultori dell'arte e della storia " Quel cantuccio di mondo sopravvissuto al medio Evo ".  Federico De Roberto è certamente figura di grande spessore artistico e letterario, a cui tanto Randazzo deve e dalla cui opera, dedicata alla nostra città, tanti storici e ricercatori hanno attinto a piene mani. Ed è proprio con alcuni passi di quella meravigliosa opera storico-letteraria quale è " Randazzo e la Valle dell'Alcantara ", che mi piace iniziare questo lavoro; modesto omaggio a questo grande catanese innamorato della nostra terra." L'ultimo dei romantici, l'autore della “ Dora “, Giuseppe Regaldi, fra l'una e l'altra peregrinazione della sbalestrata sua vita, si trovò in Sicilia, a Taormina, nel 1842, quando quella cittadina non sognava neppure di diventare una stazione, come dire, internazionale, nè riusciva davvero agevole prenderne le mosse per visitare l'interno dell'isola; se non chè i disagi e i pericoli dinanzi ai quali i rari viaggiatori capitati laggiù solevano arretrarsi, offrirono invece un'attrattiva di più allo spirito avventuroso dell'improvvisatore piemontese; il quale, divisato d'inoltrarsi lungo la Valle dell'Alcantara, montò senz'altro, nel cuore dell'inverno, il 21 gennaio, sul treno diretto di quei tempi, cioè sopra un mulo:  mezzo di  trasporto che la sua buona o cattiva stella non volle neanche concedergli a lungo, perchè la bestia, dopo i primi passi, - piegò le gambe - lasciamo la parola a lui stesso " e mi balzò in mezzo alla via; del che prendendo triste presagio, mi valsi dei piedi e seppi per 25 miglia trascinarmi fino a Randazzo, dove il Padre guardiano dei Francescani conventuali mi fu largo di ospitalità e di amicizia .......in Randazzo osservai tutto che ha di mirabile quella malinconica città, che pare avere sulle sue torri i baroni alla vedetta per diffondere il terrore. E' città da romanzo, è città da poeta nordico ....".  Chi guarda Randazzo venendo da Maletto o scendendo da Santa Domenica Vittoria, chi scorge il mucchio delle vecchie case annerite dal sole e sbattute dai venti sull'orlo delle balze che l'Alcantara lambisce, chi contempla le merlature delle sue mura e delle sue porte, la torre del Castello, le guglie e le finestre gotiche di Santa Maria e di San Martino, non può sottrarsi, se per poco ha l'anima capace di commozioni estetiche, ad una specie di fascino, quasi ad un'allucinazione: pare effettivamente che la città abbia i suoi baroni alle vedette, le sue scolte vigili dietro i ripari, i suoi archibugieri sul punto di dar fuoco alle micce, i suoi araldi pronti a dar fiato alle trombe ".[1] Randazzo, regina della Valle dell'Alcantara, posta alla confluenza di tre grandi vie di comunicazione, dall'alto dei suoi 754 metri s.l.m., domina tutta l'incantevole vallata.E' una cittadina di 12 mila abitanti, la più vicina ai crateri dell'Etna da cui dista appena 15 Km. Posta ai confini tra le province di Catania, Messina ed Enna, si collega agevolmente alla riviera Jonica a Taormina, da cui dista appena 35 Km., ed a Catania.Riassumere, seppur brevemente, la storia della cittadina, è un'impresa ardua, di certo essa rivestì un ruolo di primissimo piano negli avvenimenti storici dell'isola che si susseguirono nel corso dei secoli.  A testimonianza di ciò, un patrimonio monumentale ed artistico che non ha eguali nonostante lo scempio subito dalla città per i pesanti bombardamenti aerei anglo-americani del Luglio-Agosto 1943, che abbatterono oltre il 70 per cento delle costruzioni, ponendo la città al secondo posto in assoluto in Italia per danni bellici subiti dopo Montecassino, senza che però ottenesse dallo Stato gli stessi benefici ricevuti da questa.Di impronta squisitamente medievale, giace però su un territorio in cui si sono incontrate e succedute diverse culture e civiltà: sicelioti, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, aragonesi, spagnoli hanno lasciato tracce di alto valore documentario ed artistico.Anche la sua popolazione ha risentito di questo avvicendarsi di dominazioni, infatti i nuclei originari di Greci, Latini e Lombardi che avevano costituito la città medievale e che diedero origine ai tre quartieri in cui essa si divide:

1) Santa  Maria, il quartiere Latino;

 2) San Nicola, il quartiere Greco;

3) San Martino, il quartiere Lombardo;

rimasero tanto nettamente distinti da parlare ancora nel 1500 tre diversi dialetti, così come ci racconta lo storico Filoteo degli Omodei.La città ebbe il periodo di maggiore splendore sotto i Re Aragonesi che ne fecero un caposaldo per la difesa della Sicilia contro gli Angioini, dotandola di cinta muraria e torri di difesa, eleggendola Città Reale e sede estiva dellacorte, impreziosendola di monumenti, chiese e tesori d'arte. Federico II° D'Aragona nel 1332 conferì al suo primogenito nato a Randazzo, l'infante Guglielmo, il titolo di Duca di Randazzo.Ha vocazione tradizionalmente agricola, si producono cereali, un ottimo olio di oliva, nocciole, mandorle. Pregevoli anche i suoi prodotti caseari di latte intero pecorino e i salumi.Il suo territorio è, inoltre, delimitato quale zona per la produzione di vini D.O.C. Ma la specialità grazie al quale in questi ultimi anni è diventata famosa, dal punto di vista gastronomico, è certamente la produzione spontanea di funghi prelibati, sapientemente cucinati dai ristoratori della città.Il centro e ricco di tradizioni culturali, folkloristiche e religiose, tra cui in particolare spiccano le commoventi processioni della Settimana Santa, il Ferragosto con la caratteristica " Vara ", artistico fercolo risalente al XV secolo trainato a mano, alto 20 metri e con 25 personaggi viventi; rappresentazione della Dormizione, Assunzione ed Incoronazione di Maria Vergine. E’ inoltre sede del più grande, importante ed unico mercato domenicale isolano.                                                                        


[1]  Federico De Roberto – Randazzo e la Valle dell’Alcantara –  Bergamo 1909,

      Op. cit. pagg.  2 – 16.

[2]  S. Rizzeri:  Guida della città di Randazzo. Ripost. 2005, Op. Cit. pag. 2 - 3.