Le Confraternite in Randazzo

 LE  CONFRATERNITE IN RANDAZZO

di

Salvatore Rizzeri

 

Addentrarci nella storia delle confraternite non è cosa agevole . Ma oltre ad essere un capitolo della storia di Randazzo esso ci permette di scoprire usi e costumi che sono ormai del tutto tramontati o, se ci rimangono ancora delle tracce non potrebbero spiegarsi se non dietro la conoscenza di queste confraternite che ora sono poche ma che un tempo furono moltissime se si pensa allo straordinario numero di chiesette e oratori che esistevano in Randazzo, una volta sedi delle singole confraternite. Il Plumari conta ben 99 chiese esistenti in Randazzo e nelle campagne circostanti e ne dà il nome,[1] Salvatore Rizzeri nella sua opera “ Le Cento Chiese di Randazzo[2] ne elenca ben 118, descrivendo di ognuna la caratteristiche, il sito, l’epoca della costruzione, i motivi e le cause della loro scomparsa o trasformazione. Un itinerario interessantissimo della storia sacra della nostra città. Certo è un numero rispettabile, ma se anche molte di esse furono certamente oratori privati di famiglia, tuttavia bisogna dire che non si potrebbe spiegare un tale fatto se non si pensasse alle confraternite che in Randazzo, vecchia città regia, centro di comando militare e civile, centro distrettuale per l’amministrazione della Giustizia, fin dai più antichi tempi, immancabilmente sorsero.

Purtroppo anche gli archivi delle confraternite sono andati perduti irreparabilmente. Che sfacelo fu in occasione dell’ultima guerra. Entrai, dice Don Virzì, personalmente a visitare qualche locale, sede della confraternita di San Martino, e si camminava letteralmente su un’alto strato di carte sbrandellate che non erano altro che gli atti dell’archivio della confraternita del SS. Crocifisso. Cosa se ne fece alla fine della guerra? Si raccolsero con le pale e si portarono a bruciare.

C’era ben altro a cui pensare in quei terribili momenti … che alle vecchie carte! E quello che è capitato al sopraddetto archivio è avvenuto anche per gli altri archivi delle altre chiese, del Municipio ( ex Convento dei Frati Minori Conventuali ), delle famiglie private. Mi fu testimoniato, è sempre Don Virzì che ci racconta, per esempio che l’archivio della nobile famiglia Fisauli-Piccione servì a fare parecchie volte il forno a gente del vicinato. Così e quanto mai difficile penetrare le origini storiche delle confraternite. E come ricordo pieno di  suggestivo rimpianto non ci restano che le chiese risparmiate dall’immane flagello della guerra che, nella loro architettura trecentesca, ci ricordano la vita intensa delle comunità cristiane della città che ormai non sono altro che un semplice ricordo: la restaurata Chiesa di San Vito, quella degli Agathoi, di Santa Maria della Volta, di Santa Maria dell’Agonia, dello Spirito Santo, di Santa Maria dell’Itria ecc. ecc.. Tutte avevano la loro confraternita, ma ormai tutto o quasi è scomparso.Le chiese delle vecchie confraternite, anche se manomesse, come quella di San Pietro, che porta la data del 1642  sul pinnacolo e quella dell’Annunziata con la data del 1584, conservano lo schema intatto delle costruzioni Svevo-Aragonesi. A tale tempo, secondo me, deve farsi risalire l’origine delle confraternite randazzesi, tempo del resto che coincide con la loro origine nelle altre regioni d’Italia[3] e che ci ricorda il vasto movimento dei Flagellanti e la rivoluzione Francescana che pervase tutta la penisola.

Ricercare poi le influenze straniere esercitate in Randazzo dai Genovesi, dai Pisani, che tanta influenza ebbero in Sicilia dove lasciarono profonde tracce del loro passaggio, come per esempio le famose “ Casacce “ del centro dell’Isola, di sicura derivazione genovese, è del tutto impossibile. Ma dobbiamo per forza arguire la loro profonda influenza anche in Randazzo, perché queste associazioni vanno di pari passo con quella ventata di libertà che investì i Comuni Italiani, per cui le plebi sentirono in sé una considerevole forza associativa che per prima si concretizzò in questi sodalizzi religiosi ( Sec. X ).

E quali comuni furono più liberi delle Repubbliche marinare di Genova e di Pisa ? E proprio qui dai sodalizzi religiosi si passò, in un secondo tempo, a quelli laicali ( Sec. XII ) e poi da questi alle associazioni corporative delle “ Artes “ e delle “ Scholae “.Lo scopo che si proponevano le confraternite era la pratica attività della vita cristiana e l’aiuto vicendevole nell’esercizio di essa. A questo scopo fabbricavano, a loro spese, gli oratori, lontani dal centro; ivi si radunavano, compivano le loro pratiche di pietà, assistiti da un cappellano stipendiato; celebravano i funerali, pensavano ai suffragi dei confratelli defunti, curavano l’assistenza degli infermi e bisognosi, i soccorsi  ai poveri  anche estranei alla confraternita, le dotazioni alle donzelle.Da questo programma si desume che oltre allo scopo religioso le confraternite avevano anche quello caritativo che culminava nell’erezione di un ospedale per infermi, nell’assistenza dei poveri e nei soccorsi ai pellegrini.[4]  Da questo secondo scopo, eminentemente caritativo, derivano poi gli ordini ospedalieri che si erano diffusi in tutte le principali città dell’Isola e perciò anche in Randazzo. Dai documenti studiati dal compianto Comm. Gualtiero Fisauli,[5] dal cui manoscritto si ricavano la maggior parte delle notizie qui riportate, risulta che fin dal 1505 in Randazzo erano in pieno vigore le confraternite della SS. Annunziata,  di Santa Maria della Misericordia, di Santa Barbara, dello Spirito Santo, di Santa Maria dell’Iria od Odigitria, di Santa Margherita, di San Giovanni Evangelista, di Tutti Santi, di Sant’Anna e della SS. Trinità.Delle precedenti sappiamo ben poco, ma nei secoli successivi ne sorsero altre che si aggiunsero a queste formando un numero veramente imponente e che spiega la profonda fede della cittadina. Nel Sec. XVI sorsero  le confraternite di Santa Maria di Loreto, Santa Maria della Carità e di San Sebastiano. Nel Sec. XVII quella dell’Hecce Homo o Signore della Pietà e successivamente  le Congregazioni ( denominazione che appare dal Sec. XVII in poi ) del SS. Crocifisso ( chiesa di San Martino ) e della Madonna del Rosario ( chiesa di San Domenico ). Relativamente alla edificazione del luogo in cui ebbe successivamente sede quest’ultima congregazione disponiamo di qualche dato certo: “ Il 4 di Aprile del 1519 – Ind. VII^, per ordine dei Giurati di Randazzo, fu tenuta un’adunanza nella chiesa di San Nicolò per discutere sulla opportunità di richiedere al Padre provinciale dell’Ordine dei Predicatori l’apertura nella nostra città di un convento dedicato alla istitutrice del SS. Rosario di Maria, così come desiderava il popolo Randazzese. La proposta fu accolta a larga maggioranza, tant’è che venne immediatamente inoltrata formale richiesta al Padre provinciale dei Domenicani. Pochi giorni dopo, avutane risposta favorevole, i Giurati procedettero ad un altro Civico Parlamento per stabilire il luogo ove fondare tale Convento.Con atto del 20 Aprile del 1519 – Ind. VII^, in Notar Vincenzo De Luna, i Giurati della città assegnarono, per locale da destinare a detto convento, il fabbricato denominato della “ Torrazza “, e le due chiesette ad esso attigue: quella di S. Maria delle Grazie e l’altra di San Barnaba Apostolo, le cui chiavi vennero consegnate al Reverendo Padre Vincenzo da Catania, qui inviato dal Padre provinciale in veste di Commissario. A detta assegnazione intervennero, inoltre, i nobili Don Antonino e Raimondo Floritta, padre e figlio, ed il Sac. Don Giovanni Paolo Floritta, in qualità di proprietari della “ Torrazza “ da loro precedentemente acquistata dalla illustre famiglia Russo, di origine Lombarda. Grazie alle abbondanti sovvenzioni elargite dai cittadini il convento fu presto edificato e la chiesa venne costruita in modo che la Torrazza fungesse da Cappellone centrale ed occupasse i vani delle due chiesette. Nei primi anni della sua vita il convento fu onorato dalla presenza del Beato Domenico Spatafora, dei Baroni di Maletto, che vi morì il 21 Dicembre 1521. A seguito delle Leggi eversive contro le congregazioni religiose del 7 Luglio 1866, anche questo convento fu soppresso e passò al Regio Demanio, da cui fu ceduto all’Opera De Quatris … “[6]Mi sono limitato a citare le più importanti e che fino a qualche decennio fa avevano riscontro in documenti esistenti nelle varie parrocchie. Ognuna di esse, come abbiamo detto, possedeva un’oratorio modestissimo che fino al Sec. XVI si chiamava “ Domus disciplinantium “,  perché in tali oratori, con derivazione diretta dalle pratiche dei flagellanti o battuti, si esercitava la flagellazione individuale alla fine delle pratiche di pietà, in espiazione dei peccati e ad imitazione della flagellazione del Signore.Questi oratori, verso la fine di detto secolo, furono in gran parte ampliati perché servivano anche come luogo di sepoltura per i confrati e le loro famiglie. Inoltre furono corredati di altri fabbricati collaterali spesso funzionanti, come abbiamo detto, da ospedali per infermi e da ostello per i pellegrini. Sopperivano a queste spese non indifferenti il patrimonio di cui era dotata ogni confraternita, venuto ad essa da donazioni, eredità, legati, che specialmente i confrati più abbienti, o altre persone devote e simpatizzanti, lasciavano ed era tanto più vistoso quanto più antiche erano le confraternite. Esso era formato da case, orti, terreni, alberati di gelsi, rendite varie lasciate per testamento, percentuali sui contratti.[7]E perciò abbiamo esempi di confraternite che potevano permettersi spese non indifferenti, come quella della Misericordia che innalzò una chiesa di cui restano ancora le poderose mura, che non teme di acquistare una statua in marmo di scuola Gaginesca e un quadro di autore su tavola. La confraternita dello Spirito Santo si poteva permettere di possedere uno dei quadri più belli della città, quello della Pentecoste che ora si trova nella Basilica di Santa Maria e quella di San Giuseppe una bellissima Pala di altare del quattrocento raffigurante S. Giacomo. Vistosi erano anche i patrimoni della SS. Annunziata e della SS. Trinità, che era la confraternita dei nobili. Come si è detto sopra, accanto all’oratorio spesso vi era l’Ospedale e il più importante di Randazzo era l’Ospedale di S. Maria della Carità, che ospitava i poveri infermi, i pellegrini e, in ricorrenze particolari, elargiva elemosine e soccorsi speciali.[8]Le  confraternite di S. Pietro, S. Barbara, della Misericordia e di S. Sebastiano avevano inoltre come assunto speciale di dotare le vergini orfane con dieci onze all’anno, anzi quella della SS. Trinità era obbligata da un vecchio statuto a preferire la “ Magis formosa et periculosa “.[9]Degne di special menzione sono le confraternite che ancora esistono e qualcuna di quelle estinte che ha lasciato traccia della sua esistenza nella storia della città per le sue vicende fortunose nelle rivendicazioni più o meno giuste contro il clero gerarchico o locale. Intendo parlare delle confraternite della Misericordia, ormai estinta, e di quella dell’Annunziata, ancora esistente, E’ difficile sceverare il groviglio delle notizie contrastanti ricavate da pochi documenti ancora esistenti che non sono corroborati da atti più antichi e più precisi specialmente per la confraternita di Maria SS. della Misericordia, che nel grave urto che ebbe con il clero della chiesa di San Martino ci lasciò le penne. Insensibilmente si estinse lasciando incompiuta la chiesa che aveva iniziato a costruire e il patrimonio fu assorbito dalla chiesa di San Martino.[10]La confraternita della SS. Annunziata, ha sede nella chiesa omonima, ma pare che non sia stato sempre così. Dai documenti d’archivio appare che la detta chiesa, anticamente, fosse dedicata a San Silvestro Papa di cui ancora si può vedere il simulacro e l’altare sul lato di destra della navata, e che in essa vi fosse una confraternita detta della “ Xiabica “, termine che porta alla supposizione che in Randazzo vi fosse una qualche colonia delle città marinaresche che conservano, fuori patria, la loro entità etnica anche nelle associazioni religiose.E’ chiaro che detta confraternita, che conserva traccia della sua origine solo nel nome, che è un termine prettamente marinaresco ( Xiabica è una particolare rete per pescare ), aveva come scopo non solo la custodia della fede, ma anche l’assistenza speciale ai pellegrini e passeggeri appartenenti al loro gruppo etnico. Secondo Don Virzì venne fondata dai padri Gesuiti  nell’anno 1686, ma se consideriamo il fatto che nella città, tra il XV ed il XVI secolo, erano certamente presenti colonie di marinai Pisani e Genovesi, le sue origini sarebbero ancora più antiche.[11]La contraternita di Maria SS. dell’Annunziata probabilmente ebbe la concessione di una cappella nella chiesa di San Silvestro. Estintasi la Confraternita della Xiabica, insensibilmente prese il sopravvento nella chiesa la nuova confraternita fino a quando i diritti acquistati la portarono a dovere sostenere lotte non indifferenti con le autorità ecclesiastiche del tempo.[12]Nel Sec. XVII il risveglio della vita cristiana operata dalla controriforma, dopo il Concilio Tridentino, portò ad una revisione degli statuti delle diverse confraternite, curata specialmente dai Gesuiti che in Randazzo venivano in occasione di predicazioni speciali. La confraternita della SS. Annunziata accettò nel 1686 i nuovi capitoli proposti da Padre FRANCESCO SCALIA S. J. che furono approvati dall’Arcivescovo di Messina il 12 Novembre 1686 e che sono quelli su cui ancora si regge la esistente confraternita.[13]Ad un padre della stessa compagnia si deve la fondazione delle confraternite dipendenti dalla chiesa di Santa Maria: la confraternita del SS. Sacramento e quella segreta della Santissima Mortificazione e Penitenza. La prima fu fondata nell’Aprile del 1698 ed aveva come scopo di accompagnare il Santissimo con la maggiore solennità, quando veniva portato agli infermi. E’ una vera curiosità il poter leggere i regolamenti di questa confraternita, ancora esistenti nella stesura originale nell’archivio parrocchiale.[14] La fede, l’amore al SS. Sacramento, il sentimento di pietà, di carità, di abnegazione, l’umiltà che traspaiono dai semplici articoli che li compongono, suscitano ancora in noi un senso di vera commozione. Disposizioni regolamentari, minuziosissime, imponevano ai vari soci, appartenenti a tutti i ceti e a tutte le categorie, quegli obblighi cui con tanto entusiasmo si erano astretti nell’atto dell’accettazione anche perché ricompensate da una colluvie di indulgenze concesse dai vari Papi ed Arcivescovi.Essa ebbe la vita di oltre un secolo e mezzo, ma con sicurezza, non ho potuto accertare né la data, né le cause della sua scomparsa dalla parrocchia di Santa Maria, mentre ancora continuano ad esistere nelle altre due parrocchie. L’altra confraternita, come abbiamo detto sopra, fu quella della SS. Mortificazione e Penitenza, fondata il 25 Marzo 1680, aveva sede nella Cripta della chiesa di Santa Maria.[15] Singolarissima era l’azione esercitata da questa Confraternita sulla vita dei soci, sia perché segreta, sia perché, essa, che aveva per emblema il Santissimo Crocifisso con tutte le sue sofferenze, compenetrava con il suo spirito di austerità non solo gli animi e la vita spirituale di ognuno, ma soprattutto la loro vita pratica rispetto alla famiglia e al prossimo.

I soci erano obbligati a mantenere il segreto su tutto ciò che avveniva dentro la confraternita; chi avesse mancato a questo dovere, chi si fosse mostrato ribelle alle decisioni dei superiori, chi fosse  stato ciarliero e poco serio, veniva sospeso, castigato espulso. In mancanza dei regolamenti, che più non si trovano nell’archivio della chiesa, per avere un concetto esatto e corrispondente alla verità, credo sufficiente servirmi delle varie lettere che il fondatore della confraternita, il Gesuita Padre PIETRO RIZZA, manda da Palermo ai confrati di Randazzo nel 1684, per esprimere il suo plauso, per mandare direttive, per ribadire i punti essenziali della regola.

Fine primario della confraternita era l’esercizio della vita perfettamente cristiana per raggiungere la perfezione e conseguire la salvezza dell’anima. Il mezzo sono le riunioni e le correzioni vicendevoliA ciò li confrati con l’animo queto possano ricevere li avvisi e documenti di ben vivere con Dio e meglio morire. “[16]  Fine secondario e pratico era: “  a ciò nelli liti civili che corrono di necessità a chi sta nel mondo si possono scansare spese e rancori, è meglio tagliare nelli interessi e perdere con axcordarsi alla buona che spendere a dottori e tribunali. “[17]  I trasgressori di questo secondo fine erano inesorabilmente sospesi e dimessi, “ …… quando però alcun fratello litigante si scuopre che imprende la sua lite, benchè giusta, per punti di modo, o ver quando uscisse fuori di ragione e perseverasse nel suo intento e pretenzione, per questi due casi mantenesse la lite o si lasciasse piegare, all’hora quel tale fratello non si cacci via dalla congregazione  ma prohibiscasi l’intrare e star fuori come perseverante, e li superiori siano vigilanti perché nel caso che passasse a grave rumore, strepiti sciarre con admirazione e qualche mormoratione publica, all’hora si potrebbe licenziare e cassare dal numero dei congregati; sempre si facci con le dovute consulte. “ [18]

Possiamo ancora consultare il registro dei congregati e vedere come il rigore che appare dai sopracitati brani , fosse realmente in atto in tutta la sua severità. Frequenti infatti sono le ammonizioni e più frequenti le annotazioni  “ espulso, sospeso “ vicino al nome del congregato indesiderato, indisciplinato, ribelle o inosservante specialmente del segreto.[19]

Tale rigore fu un bene per la confraternita? O forse maneggiato da elementi direttivi non serenamente equilibrati si è rovinato ogni frutto di bene e si è minata addirittura la sua esistenza? Sono domande a cui non possiamo rispondere per mancanza di documenti. Il registro che Don Virzì ha avuto fra le mani fa proprio sospettare che la sua vita sia stata effimera, dato che trova come ultima data in cui furono accettati confrati l’anno 1701.

Una speciale menzione meritano le due Arciconfraternite ancora esistenti che hanno sede, l’una, l’Arciconfraternita del SS. Crocifisso, in San Martino e l’altra, l’Arciconfraternita delle SS. Anime del Purgatorio, nella chiesa di San Nicola. Purtroppo la totale dispersione degli archivi dell’una e dell’altra, in seguito agli avvenimenti bellici, ci fa restare al buio su tutte le loro vicende che ebbero momenti drammatici e di alto valore mistico nei vari tempi della loro esistenza. Anch’esse risalgono per la loro fondazione al Sec. XVII, periodo aureo delle Confraternite.

La fondazione di quella di San Nicola si deve all’Arciprete Don ETTORE PRESCIMONE che ne promulgò lo statuto nel 1632 e ne ottenne l’approvazione dall’Arcivescovo di Messina il 1° Luglio del medesimo anno.[20]

Di poco posteriore deve essere quella  di San Martino, di cui non possiamo affatto determinare la data di fondazione. Anzi qualcuno, senza prove serie, ma per semplice intuizione, azzarda l’ipotesi che essa sia una derivazione della confraternita di Maria SS. della Misericordia, estintasi proprio nel Sec. XVII in seguito agli urti con il clero, come abbiamo detto sopra. Però il fatto che questa confraternita ha il medesimo statuto di quella di San Nicola, ci fa sospettare che sia una derivazione di poco posteriore ad essa. Questa quasi contemporaneità dell’una e dell’altra, possiamo inoltre intuirla da uno di quei contrasti per la supremazia, sorti tra le due Arciconfraternite, che di tempo in tempo funestarono la loro vita religiosa e che fece stare sempre sul piede di guetta per rintuzzare ogni tentativo di manomettere i diritti acquisiti attraverso privilegi o consuetudini secolari.

 L’Arciconfraternita di San Nicolò, fin da principio, ebbe il privilegio di visitare i Sepolcri il Giovedì Santo, portando in processione il Cristo morto nella bara. Costituitasi poco dopo l’Arciconfraternita di San Martino, dovette rassegnarsi a far visita ai Sepolcri il Venerdì Santo, portando in processione il Cristo Crocifisso. La cosa sembrò anacronistica e perciò si tentò di venire ad un accordo cambiando i giorni, si ricorse persino alla Santa Sede. Ma non solo l’Arciconfraternita di San Nicolò si oppose ma fece tali pressioni e controricorsi che la Santa Sede, per evitare il peggio, rispose “ NIHIL INNOVANDUM “.

Non abbiamo conoscenza del tempo in cui fu concesso da Roma il titolo di Arciconfraternita e purtroppo ignoriamo anche i privilegi di cui godettero lungo i secoli. Dal loro statuto traspare quel senso di vita cristiana di cui doveva essere esempio ogni confrate: carità spinta fino all’eroismo, pratiche di pietà dettagliate, suffragi per i morti associati sono gli scopi precipui di queste due Arciconfraternite che purtroppo risentono ormai anch’esse dell’affievolimento che ha subito la vita cristiana in questo nostro secolo. Il secolo XIX, col suo settarismo e materialismo, portò ad un affievolimento sensibile nello spirito religioso delle masse e a tale secolo si deve ascrivere il decadimento delle molte confraternite di Randazzo: si abbandonarono le pratiche di pietà, si trascurarono le riunioni, e perfino si abbandonarono le chiese e gli oratori che deperirono al punto che nel 1844 l’Arcivescovo di Messina Mons. Villadicani, constatato, durante la Sacra visita a Randazzo, lo stato miserevole in cui trovavasi molte chiese delle confraternite, creò una Deputazione Amministrativa che amministrasse in comune tutti i beni di dette chiese, affinchè con le somme si restaurassero le più importanti di esse.

Così risultarono restaurate le chiese della SS. Annunziata ( 1858 ), di S. Anna, di S. Giuseppe, di S. Barbara, dell’Hecce Homo ( Signore della Pietà 1875 ). Le altre, per la sopravvenuta soppressione e conseguente incameramento dei beni ecclesiastici che colpì anche le confraternite, rimasero nello stato in cui si trovarono al momento e in gran parte ora sono del tutto scomparse o sono ridotte in rovina. Così delle numerose confraternite, che erano chiaro documento dello spirito religioso della città, ormai  ne rimangono solamente quattro che vivacchiano e si tengono in piedi solo perché offrono vantaggi nei servizi funebri. Esse sono: L’Arciconfraternita delle Anime del Purgatorio, L’Arciconfraternita del SS. Crocifisso,. La Confraternita della SS. Annunziata e la Confraternita di S. Pietro. L’ultima a morire fu quella di S. Giuseppe, la cui scomparsa ha la data recentissima del 1943, quando la loro chiesetta fu del tutto distrutta dai bombardamenti Anglo-Americani.

Alle quattro confraternite di cui si è detto bisogna però aggiungerne una quinta: quella del Sacro Cuore. La storia della sua costituzione è recentissima, pertanto non mi è stato difficile reperire i documenti relativi alla sua nascita. Il 12 Novembre 1950 viene costituita in Randazzo, tra i devoti del Sacro Cuore di Gesù, una Pia Associazione con la denominazione di “ Società Cattolica del Sacro Cuore “, tale associazione ebbe però vita effimera infatti l’ultimo verbale inerente attività parrocchiali archiviato presso la Curia Vescovile di Acireale è datato 15 Luglio 1965. Dopo tale data non risulta nessuna operatività da parte della Società. Dopo ben 34 anni, in data 22 Febbraio 1999, presso i locali della Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, alla presenza del parroco Sac. Carmelo Torrisi, viene ricostituita la Pia Associazione e rieletto il consiglio amministrativo. Appena un mese dopo, il 18 Marzo 1999, il consiglio direttivo propone la riforma del vecchio statuto e la modifica della denominazione del sodalizio da  Società Cattolica del Sacro Cuore di Gesù  in “ Confraternita del Sacro Cuore di Gesù “. Il 23 Marzo tale deliberato viene approvato dall’assemblea dei soci e quindi inviato alla Curia Vescovile di Acireale che, con determina a firma del Vescovo Mons. Salvatore Cristina, in data 21 Giugno 1999, approva sia il nuovo Statuto che il cambiamento della denomanazione. La confraternita ha sede nella chiesa del più grande e popoloso quartiere della città, quello di “ Crocitta – San Vito “ in Via Dei Gullotto n. 86. Fortemente voluta dai fedeli appartenenti alla parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, ha certamente avuto nei componenti dell’attuale consiglio direttivo gli ispiratori e sostenitori attenti ed entusiasti.

Quanto sin qui detto riguarda unicamente l’associazionismo maschile, ma, diffuse un po’ dovunque in Sicilia erano anche le associazioni di donne, pur nell’ambito della mentalità moralistica e protezionistica, di cui, in quei tempi, erano oggetto.[21] A Catania, nel 1438, l’antica chiesa di S. Michele, posta fuori le mura, distrutta nel 1555 a causa dei lavori di fortificazione della città, apparteneva alla confraternità di S. Anna “ de disciplina mulierum “, di cui non si conosce la data di estinsione. Altrettanto era avvenuto per la chiesa di S. M. Maggiore, fabbricata da una confraternita “ de disciplina mulierum “, all’inizio del secolo XV.[22]

Nell’ambito delle ricerche e degli studi da me effettuati negli ultimi anni, ho avuto modo di scoprire che anche a  Randazzo, allora in diocesi di Messina, esisteva già nel 1591 una Congregazione femminile, la “ CONFRATERNITA DI S. GIACOMO DI LI FIMMINI “ ( da distinguere dall’altra di S.Giacomo per uomini ).[23] Essa aveva sede in una chiesetta edificata tra il XIV ed il XV secolo ed appartenente al quartiere centrale della città ( Triocla ).[24] Detta chiesetta, intitolata a S.Giacomo, era ancora esistente fino alla metà del secolo XVIII e sorgeva non molto distante da quella di S. Gregorio; ridotta ad uno stato fatiscente per le poche opere di manutenzione venne successivamente sconsacrata, alienata ed adibita ad uso profano. Di essa non rimane più alcuna traccia, essendo stato quel quartiere completamente devastato dalle incursioni aeree del Luglio-Agosto 1943.[25]

Di questa confraternita non esiste più a Randazzo alcun documento d’archivio dal quale rilevare ulteriori notizie, oltre quelle già citate. Non conosciamo quindi ne l’anno di fondazione, ne quali furono le cause della sua scomparsa, ne tantomeno abbiamo avuto modo di sapere se, oltre a questa, esistessero nella città altre congragazioni femminili.

Le ricerche di studiosi locali ( Fisauli - Virzì ), infatti, si limitano unicamente ad una elencazione molto incompleta di associazioni, senza determinarne la nascita o la scomparsa e ciò anche a causa della carenza di documentazione. Fra cinquecento e seicento, invero, ci fu un grosso rimescolio di associazioni, delle quali alcune ebbero poca durata, altre scomparvero del tutto, altre ancora si unificarono tra di loro, specie dopo la riforma operata nel 1619 a Palermo e Messina.

L’Arcidiocesi di Messina nell’anno 1648 contava, in città e sobborghi, ben 65 associazioni, salite a 70 nel 1658, a 85 nel 1679; il suo territorio diocesano, cui Randazzo apparteneva, ne contava ben 252 nell’anno 1648 e di queste un cospicuo numero avevano sede nella nostra città.[26] 

Do qui l’elenco completo delle confraternite presenti nella città nel corso dei secoli e di cui si ha notizia certa dai vari documenti d’archivio giunti fino ai nostri giorni:

 

1)       Confraternita di S. Maria della Carità,

2)       Confraternita di S. Maria della Volta,

3)       Confraternita di Maria SS. della Misericordia,

4)       Confraternita di S. Vito,

5)       Confraternita degli Agathoi o di Tutti Santi,

6)       Confraternita di S. Maria dell’Agonia,

7)       Confraternita dello Spirito Santo,

8)       Confraternita di S. Maria dell’Itria,

9)       Confraternita di S. Maria della Pace,

10)   Confraternita di S. Barbara,

11)   Confraternita di S. Margherita,

12)   Confraternita di S. Giovanni Evangelista,

13)   Confraternita di S. Anna,

14)   Confraternita della SS. Trinità,

15)   Confraternita di S. Maria di Loreto,

16)   Confraternita di S. Sebastiano,

17)   Confraternita dell’Hecce Homo o Signore della Pietà,

18)   Confraternita di S. Giuseppe,

19)   Confraternita della Xiabica,

20)   Confraternita del SS. Sacramento,

21)   Confraternita “ Segreta “ della SS. Mortificazione e Penitenza,

22)   Confraternita della SS. Annunziata,

23)   Confraternita di S. Pietro ( Addolorata ),

24)   Confraternita di S. Giacomo Apostolo,

25)   Confraternita di S. Giacomo  “ di li fimmini “,

26)   Arciconfraternita del SS. Crocifisso,

27)   Arciconfraternita delle Anime del Purgatorio.

 

Il numero è veramente notevolo, addirittura superiore a quelle presenti in città sedi di diocesi come Monreale ( 11 ), Cefalù ( 8 ), Mazara ( 14 ), Siracusa ( 9 ), Patti ( 9 ). Persino superiore a quello fin quì ritenuto il centro più attivo: Sciacca con 20 sodalizi fondati tra il 1346 e il 1650.[27]

Ma prima di abbandonare questo argomento tentiamo di dare uno sguardo alla vita intima di queste confraternite. Siamo stati fortunati nel trovare nell’archivio della Basilica di S. Maria gli atti relativi ad alcune confraternite, i quali ci danno la possibilità di poter penetrare, in parte, tale mistero; ed è quanto mai suggestivo poter ancora ricostruire uno squarcio di vita dei secoli trascorsi. Oltre al lavoro spirituale interno della confraternita, regolato dagli articoli dettagliati dei singoli statuti, come abbiamo visto per la confraternita del SS. Sacramento e di parecchie altre, esse avevano anche un culto esterno per il quale si associavano alle chiese maggiori alle quali erano affiliate.[28]

Tali rapporti si limitavano più che alla assistenza religiosa, che, come abbiamo visto, era affidata ad un Sacerdote cappellano che nella confraternita non aveva, in generale, né voce attiva né passiva, all’obbligo di partecipare a determinate manifestazioni festive con tutte le insegne loro proprie: stendardo, Croce processionale, presenza dei confrati in camice bianco e mozzetta a vario colore. Pigliamo per esempio la confraternita di S. Maria dell’Itria o Odegitria, che aveva sede in una chiesetta, ora scomparsa, che si trovava presso quella di S. Giovanni. Essa doveva partecipare alle feste di S. Filippo e Giacomo con la chiesa di Santa Maria; alla festa di Pasqua con quella di San Nicola; a quella di S. Maria della Misericordia e di San Sebastiano, assieme alle relative confraternite, nella Chiesa di San Martino.[29]

Aveva inoltre obblighi particolari nelle solennità comuni della città, come per le Quarantore di città, ( Domenica delle Palme a S. Maria ), per le litanie della Grazia e soprattutto per il Corpus Domini. In tali occasioni il Rettore della confraternita assoldava, essendo la sede fuori del paese, sul fiume, e piuttosto lontana dal centro, un portatore del gonfalone ad orifiamma e della Croce processionale,  quindi invitava i confrati a vestirsi e prendere parte alla processione che diventava, oltre che una manifestazione di fede, anche una espressione folkloristica tradizionale specialmente quando si trattava della Festa di S. Marco e di quella dell’ Annunziata del Rovere bello. La chiesa di San Marco era sulle pendici dei monti a tramontana e il 25 Aprile tutta la popolazione, con in testa il clero di S. Maria e delle altre due chiese, con i canonici delle tre collegiate in ermellino, preceduti dal mazziere in casacca rossa e feluca alla napoleonica, recante la grossa mazza d’argento simbolo della dignità canonicale, si dirigevano verso la chiesa.[30]

Le confraternite erano al completo con i loro gonfaloni. Gli spari dei mortaretti, i suoni delle campane, delle trombe, dei grossi tamburi e delle ciaramelle,  davano alla processione un tono di alta solennità. Il lungo corteo religioso, cui partecipava veramente tutto il popolo in massa, si snodava, sgargiante di colori vivaci, lungo i campi che già si erano destati dal rigore invernale e, giunti alla Chiesa, si cantavano le lodi del Santo. Dopo la Messa solenne veniva impartita la benedizione ai campi e alle colture; poi tutti, clero confraternite e popolo, si davano alla serena allegria di una scampagnata primaverile con suoni e spuntini innaffiati da vino generoso.

Più complicata invece era la Festa di S. Maria Annunziata del Rovere bello, la cui chiesa distava dal paese oltre 3 Km. Di essa ancora esistono le rovine nelle linee trecentesche sul ciglione franato del torrente Annunziata. Era una festa propria della chiesa di S. Maria ma a cui vi era obbligo, sancito dalla tradizione e da ordini superiori espliciti, di partecipare per tutte le confraternite e per gli altri cleri delle due chiese maggiori di S. Nicola e di S. Martino. Purtroppo la vita tra le tre chiese non era facile. Un insanabile antagonismo si trascinava da secoli ( 1400 ) e turbò fino ai tempi recentissimi ( 1936 ), data della divisione delle parrocchie, le relazioni tra i tre cleri; perciò ben determinate erano le leggi che regolavano i diritti e i doveri di ciascun clero.

Sono del 1528 e del 1568 i documenti che ci riferiscono le modalità di detta processione che, purtroppo, nel 1568 diede seguito ad uno dei non rari casi di rimostranze violente da parte del clero di S. Nicola.[31] Il primo a muoversi era il clero di S. Maria assieme a tutte le confraternite della parrocchia e si dirigeva, cantando le litanie dei Santi, verso la chiesa di S. Nicola dove erano già ad aspettare  il clero della chiesa e le relative confraternite. Quivi arrivati, rendevano omaggio al Santo titolare e quindi, sempre cantando dette litanie, i due cleri, accompagnati dal popolo del quartiere e dalle confraternite, si dirigevano verso la chiesa di S. Martino. Anche qui,  reso il solito omaggio al Santo titolare, i tre cleri insieme, le confraternite, il popolo, al suono di ciaramelle, intramezzato dal canto delle litanie, attraverso la porta di S. Martino, si dirigevano verso la chiesetta dell’Annunziata del Rovere Bello. Giunti sul luogo, un Sacerdote della chiesa di S. Maria celebrava la Santa Messa e fatte le altre funzioni tradizionali, si ritornava processionalmente fino alla porta di S. Martino, dove il Sacro corteo si scioglieva.

Nel clima notoriamente stizzoso che vi era in città, tali regole dovevano essere osservate rigidamente, se no, sopravvenivano proteste, ricorsi all’Arcivescovo e addirittura scandali come nel caso riferito dal documento citato, in cui appunto il clero di S. Nicola abbandonò la processione, portando via con sé alcune confraternite e tutto il popolo della parrocchia, dopo aver insultato quelli di S. Maria:

Dicto clero si separaro con molti inhonesti paroli da lo dicto clero di S. Maria perché sono Luterani et in chisto sindi andaru loro separatamente. “[32]

Il documento è un’esposto all’Arcivescovo di Messina da cui si invoca la scomunica contro lo scandaloso clero di S. Nicola, di cui era notorio lo spirito stizzoso e il comportamento intransigente in simili casi, forse vecchio retaggio dei loro padri  - i greci – che avevano abitato in quel quartiere.  Ma dove si esplicava l’attività personale maggiore delle confraternite era nelle feste proprie di ciascuna di esse.

La confraternita di Santa Maria dell’Itria solennizzava come feste proprie quella di S. Biagio ( 3 Febbraio ), quella di S. Maria dell’Itria ( terzo giorno dopo Pentecoste ), quella di S. Aloi ( S. Eligio   25 Giugno ) ed infine quella dell’Immacolata ( 8 Dicembre ). Tanti giorni prima si iniziavano i preparativi: si comprava la cera grezza con cui uno dei confrati modellava i grossi ceroni che servivano per la luminaria e la processione; si acquistava il cotone e il fiocco che veniva benedetto e poi distribuito, il giorno della festa, ai fedeli che lo portavano a casa come reliquia. Si pensava inoltre all’addobbo della chiesa: vi era un Sacerdote ( il Sac. Domenico Blandini ) che affittava il necessario ( tarì 24 ). Il tamburinaio, seguito da un codazzo di fanciulli, percorreva tutte le strade della cittàdina e la gente accorreva in massa alla chiesa della confraternita. E poi il giorno della festa, nello splendore della liturgia del tempo, con musica, canti, suoni di tamburi e ciaramelle si portava in processione il Santo.

Ma il momento più aspettato era il lancio delle colombe: si acquistavano da sette a otto colombe e più, quando il Santo si ritirava in chiesa, giunto sulla soglia, da una gabbia opportunamente nascosta, si liberavano le colombe che, spaventate dai mortaretti, prima volteggiavano intorno al Santo e quindi si perdevano nello spazio.[33]

Cose semplicissime che fanno forse sorridere noi che siamo più raffinati di gusto, ma che allora si godevano pienamente nella aspettativa consapevole, consacrata dalla lunga tradizione.

Nella festa di S. Biagio, la mattina, oltre ad offrire ai confrati, nella sacrestia, una piccola colazione a base di biscotti acquistati dalle Suore di clausura del Monastero di S. Bartolomeo, che aveva l’esclusiva, la sera si distribuiva al popolo “ U panuzzu di San Blasi “ che veniva consumato con devozione particolare da tutti i fedeli.[34] 

E le spese di tanto sfarzo donde si ricavavano? E’ tanto curioso il mezzo per far denaro e leggendo i documenti un sorriso non può non manifestarsi sulle nostre labbra. Oltre alle raccolte in chiesa e per le strade, fatte dalla “ Commissione “, preceduta dai tamburinai ( tre nella festa di S. Biagio ), lungo l’anno si ricorreva a varie industrie per raccogliere le somme necessarie.

Leggo sul registro degli introiti di detta confraternita per il 1696:

Fata racolta per li manganelli libera, tarì 20 – Elemosina di seta raccolta nelli manganelli, tarì 15 ……. Sorteggio di una porcella il giorno di S. Blasi, tarì 4 ……[35]

Ed ancora nell’introito del 1690 – 1691:

I confrati vendono una troia a mastro Filippo Perciabosco per tarì 14 …….”

E nel 1686 – 1687:

mezza troia per tarì 5 “.[36] 

Inoltre affittano n. 126 capre a Giambattista Saitta per onze 3 e tarì 30 all’anno.[37]

Tutte piccole industrie che assieme alle rendite dei legati che la chiesa possedeva, fornivano le modeste somme necessarie per l’esercizio del culto esterno della confraternita.

Sono costumi pieni di suggestiva semplicità che ci aprono uno squarcio di quel passato glorioso della città dalle oltre cento chiese, in gran parte centro dell’attività religiosa delle numerose confraternite, che con le loro feste caratterizzavano il costume di questa singolare e gloriosa cittadina “ dalle molte vite “.  

Randazzo - Giugno 2002

                                                                                                                                   Salvatore Rizzeri     

      


[1] G. Plumari ed Emmanuele - Codice diplomatico di Randazzo -  Ms. presso biblioteca comunale di Palermo,   voce  Qq. H 116, pagg. 9 – 13.

   G. Plumari ed Emmanuele - Storia di Randazzo … - Ms. 1849, Vol. I°, Libro III°, presso biblioteca comunale di

    Palermo, segnatura Qq. G 76 – 77, pag. 324 e seg.  

[2]  S. Rizzeri - Le Cento Chiese di Randazzo - Dattiloscritto inedito, 1989 – 2001.

[3]  Le Confraternite – in “ Enciclopedia Cattolica “, Vol. VI° pag. 268.

[4]  Documenti di Santa Maria della Pace e di Santa Barbara: 22.12.1612 – 22.09.1689. Documento di S. Maria dell’Itria del 16 Aprile 1611.

[5]  Gualtiero Fisauli - Notizie storiche sulle Chiese parrocchiali di Randazzo. – Man. presso archivio della famiglia.      

[6]  S. Rizzeri - Randazzo e la sua storia - “ Il Convento di S. Domenico “. Randazzo notizie 1990 n. 34  pag. 30

[7]  Archivio della Chiesa di S. Maria - Regolamento della Confraternita del SS. Sacramento - C. VIII.

[8]  Storia dell’Ospedale e libro dei redditi - Archivio Ospedale Civico -.

[9]  Archivio Comunale: Atto del 23 Maggio 1600.

[10]  Gualtiero Fisauli - Opera citata -.

[11]  S. Rizzeri  - Le cento Chiese di Randazzo – Ms. inedito “ La Chiesa dell’Annunziata “ n. 109.

[12]  Ogni contesa si estinse recentemente, quando le autorità ecclesistiche cedettero in proprietà alla confraternita la Chiesa.

[13]  Archivio della Chiesa dell’Annunziata: Capitolo del 25 Marzo 1686.

[14]  Archivio della Chiesa di Santa Maria.

[15]  Archivio della Chiesa di Santa Maria.

[16]  A.C.S.M. - dalle lettere di P. Pietro Rizza ai confrati di Randazzo.

[17]  A.C.S.M. - dalle lettere di P. Pietro Rizza ai confrati di Randazzo.

[18]  A.C.S.M. - Ibidem.

[19]  A.C.S.M. - Registro dei congregati.

[20]  Archivio della Confraternita.

[21]  S. Cucinotta - Popolo e clero in Sicilia nella dialettica socio-religiosa fra cinque-seicento -.

     Messina 1986, Op. cit. pag. 24 6.

[22]  S.Cucinotta - Ibidem . Op. cit. pag. 246.

[23]  S. Cucinotta - Opera cit. pag. 246

    A.S.V. - Relationes ad limina: Messina 1591, Palermo 1640, Siracusa 1662.

[24]  G. Plumari - Storia di Randazzo, Vol. I, libro III, pag. 324. Ms. presso biblioteca comunale di Palermo, 1849.

[25]   S. Rizzeri -Le Cento Chiese di Randazzo - Man. Inedito n. 81.

[26]  A.S.V. - Congregazioni del Concilio, relationes ad limina, ad annum per diocesi.

     S. Cucinotta - Popolo e clero in Sicilia … - Messina 1986, Op. cit. pag. 247.

[27]  I. Scaturro o.c. , Vol. I, pp. 452, 531-32, 706, Vol. II p. 143.

     M. Ciaccio, o.c. , Vol. II, pp. 182, 274, 378.

[28]  A.C.S.M. - Atti, statuti e documenti diversi appartenenti ad alcune confraternite della città.

[29]  A.C.S.M. - Documenti della confraternita di S. Maria dell’Itria.

[30]  A.C.S.M. - Documenti della confraternita di S. Maria dell’Itria

[31]  A.C.S.M.  Costruz. 1790 – 1821, Vol II, Doc. del 18 Settembre 1528, Ind. II, pag. 6. Doc. 6, V – XI Ind. Anno 1568,pag. 8. 

[32]  Archivio della chiesa di S. Maria : Costruzione 1790 – 1821, Vol. 2°, doc. 6. Ind. V – XI, Anno  1568 pag. 8.

      Doc. del 18 Settembre 1528, Ind. II, pag. 6

[33]  A.C.S.M. - Documenti della confraternita di S. Maria dell’Itria.

[34]  A.C.S.M. - Dai registri della confraternita di S. Maria dell’Itria.

[35]  A.C.S.M. - Registro degli introiti della confraternita, anno 1696.

[36]  A.C.S.M. -  Documenti della confraternita di S. Maria dell’Itria, registro degli introiti.

[37]  A.C.S.M. -  Dal registro degli introiti della confraternita, anni 1686 – 1687 – 1690 – 1691 – 1696.