Continuando nelle mie ricerche storiche su Randazzo e sugli avvenimenti importanti che la caratterizzano, nell’Ottobre del 1992, in occasione di un soggiorno alle Terme di Abano ( PD ), ho avuto modo di intrattenermi in conversazione con l’amico Antonino Greco, anch’egli appassionato della storia e delle bellezze artistiche della nostra città. La conversazione si dimostrò proficua ed interessante perchè, ad oltre mille chilometri di distanza dalla nostra terra, venni a conoscenza di fatti ed avvenimenti che, oltre a riguardalo personalmente, rivestono un’importanza storica non indifferente. Nella primavera del 1951 un fatto sconosciuto ai più, ma certamente di notevole portata caratterizzò la vita di Randazzo; la visita in forma privata alla nostra città di un innamorato della storia della nostra Isola e delle sue opere d’arte: Sua Maestà Re Gustavo di Svezia.Ecco l’antefatto: Il Sovano, che annualmente villeggiava a Taormina, per il tramite della sua Ambasciata a Roma contatta il Rettore dell’Università di Catania per una visita guidata alla città di Randazzo. E chi meglio del Prof. Enzo Maganuco poteva fungere da cicerone a si alta personalità. Il docente, interessato dal Rettore, si rivolge immediatamente all’amico e studioso Randazzese Prof. Salvatore Calogero Virzì, Salesiano, che subito organizza il giro turistico della città in questo aiutato dal collaboratore dell’epoca, appassionato anch’egli di storia patria, proprio il sig. Nino Greco. Il Sovrano, racconta il sig. Greco, giunse a Randazzo accompagnato dal solo autista di un taxi pubblico esattamente nella Piazza di San Martino, luogo convenuto dell’incontro. “ Un uomo alto, distinto, magrissimo, con bastone e cappello ci apparve innanzi; dopo i saluti di rito e le presentazioni ci avviammo a visitare la Porta di S. Martino o Porta Palermo, le Mura di cinta, il Campanile Normanno della Chiesa e il suo interno. Si proseguì subito dopo per Via Umberto I° e Via Duca degli Abruzzi, lungo le quali il Sovrano ebbe modo di ammirare ciò che rimane del Palazzo Reale, residenza estiva dei Re Svevi ed Aragonesi, la casa gentilizia di Via Orto e di Via dell’Agonia con la omonima chiesetta,la Chiesa di Santa Barbara, i resti del Convento di San Domenico per poi giungere in Via Clarentano adammirare l’omonimo palazzo, la Chiesa di San Nicola, la più grande della Diocesi, Via degli Archi o degli Uffici e la chiesetta di Santa Maria della Volta, nonché gli splendidi portali in pietra lavica di Via Fisauli. Proseguendo lungo il Corso giungemmo alla Basilica di Santa Maria, esempio mirabile di costruzione in pietra lavica; qui il Sovrano si soffermò particolarmente ad ammirare l’interno con le sue innumerevoli opere d’arte e la cinquecentesca Sacrestia Subito dopo ci avviammo per la visita a Porta Aragonese ed alle mura di cinta di oriente. Il breve ma interessante itineraio ci aveva portato via oltre tre ore; il Sovrano alla fine della visita, estasiato da ciò che aveva visto, felice per la lucida e dotta esposizione storico-artistica di quella grande mente che fù il Prof. Maganuco, ringraziando, si congedò salutandoci calorosamente e, dopo essere salito in macchina, si avviò verso Taormina ".