Chi progettò la Chiesa di S. Maria
Svelato il mistero del progettista costruttore della chiesa
A cura di
SALVATORE RIZZERI
La costruzione del sec. XIII è uno dei monumenti più insigni del periodo svevo e l'unico documento che ci parla della costruzione della Chiesa è l'epigrafe a caratteri gotici scolpita nella base di un pilastro della Chiesa sotto la Sacrestia. Essa è compilata in un latino di difficile interpretazione, anche perchè alterato nel testo dagli errori del lapicida e consta di due parti: la inferiore che si riferisce al compimento dei lavori della costruzione del tempio ( anno 1239 ), e la superiore che riguarda l'inizio di essi ( anno 1217 ).[1]Il Di Marzo, il Buscemi, il Plumari, il Leopold, l'Orsi che ne fece anche un calco, vi hanno studiato sopra e non si sono trovati tutti d'accordo nell'interpretazione dei passi poco chiari. Le maggiori divergenze riguardano la data e soprattutto quel " Leo Culmine " che per alcuni è il nome del mitico architetto leggendolo " Leo Cumier " e per altri invece indicherebbe lo scudo marmoreo che adorna la fiancata di mezzogiorno della Chiesa.[2]Il Di Marzo è della seconda opinione ed a leggere attentamente la lapide, tenendo conto di tutti i segni di abbreviazione e di tutte le irregolarità delle lettere analizzate, a parere di Don Virzì, ha piena ragione nonostante l'opinione contraria del Leopold che ci dà una trascrizione fedele in lettere gotiche della lapide.[3] Unico intoppo che ha fatto sorgere tale divergenza è una malaugurata abrasione proprio sulla parola in discussione. Il Leopold fà osservare che è errata tale interpretazione giacchè lo scudo bianco con il leone di Randazzo risale appena al tempo del rifacimento della Chiesa, mentre la lapide sembra originaria. L'opinione moderna è incline a questa interpretazione e vede il " Leo Cumier " l'architetto costruttore, di origine evidentemente normanna o al più lombarda, che ci ha dato questa splendida costruzione architettonica.Questi i testi delle due iscrizioni, la più antica è quella indicata col n. 1, la seconda per ordine di posto, ed è questa che presenta le maggiori difficoltà interpretative.
2^ Iscrizione:
A. D. M. CC. XXX. VIIII
ACTUM. E. H. OP.
1^ Iscrizione
+ M. DUCETA. DECE. qQ. SEPTENA. THEMPA. P. GENITU.SAE. D. VGINI. VBUM. COSTRUIT. TECTI. LAPIDU.SUBNIXA. COLUMNS. VIGINI. H. AVLA. BIS.SENIS. ARTE. POLITIS. ARCUBUS. ILLUSTRAT. LEO.CUMIER. ARTS. H. OP. EGGIU. X. VENERABILE. TEMPLU.
Il Di Marzo ed il Buscemi, nello studio che ne fecero, la ridussero in esametri dandone la seguente interpretazione:
1°
MILLA DUCENTA DECEM QUOQUE ET SEPTENA FLUEBANTTEMPORA POST GENITUM SNCTA DE VIRGINE VERBUMCONSTRUITUR TECTIS LAPIDUM SUBNIXA COLUMNISVIRGINIS HAEC AULA BIS SENIS ARTE POLITISARCUBUS ILLUSTRAT LEO CULMINE ARTE MIRANDAHOC OPUS EGREGIUM CHRISTI VENRABILE TEMPLUM. 2° ANNO DOMINI M.CC.XXX.VIIII.ACTUM EST OC OPUS.
L'iscrizione sopra riportata è preziosissima perchè, oltre ad indicarci i termini di tempo della costruzione, ci fornisce in sintesi gli elementi costruttivi di essa. Era tutta di pietra squadrata comprese le volte, probabilmente costolonate, che poggiavano su sei archi sostenuti da colonne " opera di gran pregio ", specifica l'epigrafe, e lavorati con " arte miranda ". Purtroppo la vecchia costruzione andò alterata lungo i secoli, e solo quanto ci rivela la sopraccitata iscrizione e gli elementi che ancora possiamo rilevare dalle strutture esterne, ci fanno constatare che tutta questa costruzione si inseriva in quella corrente del gotico federiciano che, avvalendosi degli elementi portati in Sicilia dai Cluniacensi e dai Cistencensi, ci seppe dare quei monumenti che sono una gloriosa pagina della storia dell'arte siciliana.Attaccata alla parete di tramontana si trova la Sacrestia della Chiesa sotto le cui arcate, al pian terreno, secondo la tradizione, non solo si fermavano i pubblici peccatori ai quali era interdetta l'entrata in Chiesa, ma aveva sede l'antico Tribunale Ecclesiastico che operò a Randazzo, in altra sede, fino al secolo passato. Nell'Archivio della Chiesa, infatti, nonostante l'immane disastro della guerra, perdurano ancora molti incartamenti che si riferiscono all'attività di tale Tribunale. Il posto viene pertanto ancora indicato dalla gente del luogo col nome di " Tribonia ", dal latino " Tribunal ". Esso, secondo le leggi del tempo, aveva anche la facoltà di comminare pene detentive nella carceri pubbliche della città, demandando l'applicazione di tali pene al braccio secolare. Distrutta dall'alluvione del 30 Gennaio 1671, che abbattè un quinto del muro della Chiesa adiacente la cappella del " Volto di S. Luca ", venne ricostruita, tra il 1672 ed il 1679, su progetto dell'Architetto messinese Agostino Scilla ( 1620 - 1700 ). L'artista prese spunto nella modellazione dell'opera da modanature che ci richiamano alla loggia dell'Ospedale degli Innocenti di Firenze, opera del Brunelleschi. Artisticamente considerato, tutto il complesso è un vero gioiello d'arte, di quell'arte serena ed equilibrata che seppe creare il nostro Rinascimento. Esso, nonostante il contrasto dello stile, con la sua massa cubica, con le sue armoniche proporzioni e col suo colore grigio-lavico patinato dai secoli, ben si lega con il cubico schema della linea normanno-sveva della Chiesa.[4] Ed è proprio questo avvenimento, a mio parere, la prova definitiva del fatto che il Leopold avesse ragione circa l’esatta interpretazione da dare alla prima iscrizione: se infatti l’alluvione del 30 gennaio 1671 abbattè anche il muro adiacente la cappella del Volto di S. Luca, ( l’attuale cappella del Crocifisso di Frate Umile da Petralia ), e chiaro che anche lo scudo bianco con il Leone di Randazzo è stato inserito nella fiancata di mezzogiorno all’atto della ricostruzione del muro, e quindi successivamente al 1671. Inoltre lo stemma della città all’epoca della edificazione della Chiesa (1217-1239) non era affatto un Leone Rampante bensì un Cavallo Rampante.[5] Ritengo pertanto del tutto inesatta l’interpretazione datane dal Di Marzo.
Randazzo, Agosto 2007
[1] S. C. Virzì - La Chiesa di S. Maria - o.c. pag. 21
[2] M. Mandalari - Ricordi di Sicilia: Randazzo - Città di Castello 1902, pag. 194.
[3] W. Leopold - Sizilianische Bauten des Mittelaiters in Castrogiovanni, Piazza Armeria, Nicosia und Randazzo - Berlin 1917, pagg. 53 - 57.
[4] S. C. Virzì - La Chiesa di S. Maria - Randazzo 1984, op. cit. pag. 149 - 150.
[5] S. Rizzeri - Leone o Cavallo, quale il vero simbolo – Vedi articolo sullo stesso sito web.