Misteri nelle terre di Randazzo
MISTERI NELLE TERRE DI RANDAZZO
DAL VISIBILE ALL’INVISIBILE
Guido Di Stefano - Salvatore Rizzeri
A lungo ci siamo soffermati a ragionare su quello che volevamo comunicare, aspettando l’ispirazione sul come. Sì, perché è sempre stato nostro desiderio esporre tutto, in unico contesto, forse nella presunzione di illuminare i secoli bui con l’esplosione di un istantaneo lampo di luce, colorato dai fantasmagorici colori di tutte le conquiste. Spesso ci siamo “scoperti” a raccontare a braccio i nostri pensieri, con straordinaria scorrevolezza, percorrendo liberamente i sentieri dello spazio e del tempo, alla ricerca della verità e del sapere perduto, per placare un mai sopito orgoglio misto a voglia di riscatto e giustizia. Pensare e scrivere: così vicini e pure così lontani. I pensieri, le intuizioni, i ragionamenti si susseguono incessantemente; la loro proposizione in forma scritta, in genere, langue. Se solo potessimo registrare le “conferenze” volanti, spontanee, dense e vivaci oltre ogni dire, avremmo già pronte le “bozze” dei nostri scritti. “ Quae cum ita sint ”, ci siamo fermati, contro voglia, a scrivere, perdendo anche in brillantezza e logica.
Torniamo a raccontare brevemente di Randazzo, sfiorandone stemma, storia, misteri vicini e lontani. A seguito di speditivi esami araldici ed osservazioni sui luoghi ribadiamo il nostro convincimento che lo stemma della città di Randazzo, capitale dei Templari dell’Isola e seconda capitale del Regno, era il Cavallo ( bianco su campo azzurro ), quale simbolo (anche quando semplicemente stilizzato e senza definizione sessuale ) di generosità, abnegazione, coraggio, orgoglio e combattività. Non conosciamo la data esatta e neppure le motivazioni, ma, è certo, agli inizi del diciassettesimo secolo, più o meno nel periodo in cui fu coniato il detto “ A chi non ha un blasone non si nega un leone ”, fu imposto alla cittadina il noto “ Leone rampante con la doppia coda ”. Ma è veramente una doppia coda ed è un leone “intero”? In entrambi casi la risposta è NO: la coda è incompleta e sbilanciata con due “fiocchi”, mentre il “ Re ” è mutilato degli organi riproduttivi. Secondo i codici medievali lo stemma, appunto perché raffigurante un leone difettoso e mutilato, è infamante ed accusa i suoi possessori di gravi e non colmate manchevolezze e/o modi di essere ed operare. Forse ci sbagliamo, ma, ad ogni buon conto, preferiamo lo stemma Templare.
Dimentichiamo questo segno infamante e rivolgiamo velocemente lo sguardo alle Chiese di Randazzo per scoprirne i messaggi, nel contempo, palesi ed occulti. Nelle pietre, che hanno sfidato il tempo e gli uomini per sette secoli e più, scopriamo l’occidente con il mais ed il tabacco, l’oriente con la visione della divinità al maschile ed al femminile, il sapere perduto con la doppia elica variamente riprodotta ed il cappello di foggia pre-sumerica e, forse, anche di un’antica sfida al potere temporale ecclesiastico. Da scarti “lapidei” rinvenibili in posti distanti e da parole sparse abbiamo dedotto che nei dintorni di Randazzo nei tempi andati vi erano almeno tre “Officine ” o fonderie ( poi quattro con quella di Tortorici ) con lavorazione di metalli. Magari la misteriosa scritta ( con connessi tre punti configurati a triangolo ) “I COFFVVS ”, nella sua collocazione originaria stava ad indicare la più importante di tali “officine”, potendosi interpretare come “I ubi flamat focus ”. Chissà, forse la chiave di lettura è nascosta nelle quattro epigrafi che ci ha lasciato l’Abate Rotelli, sotto il gigante, che nei due serpenti sembra tramandare la doppia elica e la procreazione ( un serpente tocca l’ombelico e l’altro il cuore ), nell’aquila la conoscenza suprema e nella sottomissione del leone il dominio sulla forza.
Anche noi infatti crediamo che l’antico e umile gruppo in arenaria, risalente al XII° secolo, sia stato sostituito nel 1737 dal più imponente monumento di “ Randazzo Vecchio “, forse con sito ed orientamento variati. Alcuni studiosi vedono in esso l’unione simbolica delle tre genti della primitiva Randazzo medievale: Greci, Latini, Lombardi. Nelle quattro epigrafi, a volte non fedelmente riportate, leggono l’enfatica consacrazione della “ Pentapili “. Noi confrontando il vecchio “ Signum “ con il nuovo gruppo, non concordiamo: intanto l’Aquila sostituisce la precedente Piramide ( o Cono ) sommatale, ed il Leone ha una postura diversa nella forma e forse nel simbolismo. Pertanto osiamo ipotizzare i significati di suprema conoscenza ( Aquila o Piramide o Cono ), il DNA ( I due Serpenti ) e la forza o il potere ( il Leone ), che potrebbe indicare anche una direzione.
Quanto alle epigrafi, nella loro ampollosità, potrebbero celare il messaggio o la chiave di lettura del precedente messaggio. Sette secoli di distruzioni, cancellazioni e disinformazione ci nascondono glorie e ignominie, grandezza e miseria, orgoglio e vergogna, sapere ed ignoranza, coraggio e viltà delle nostre terre e tutto sarebbe andato perduto se non fossero rimaste a parlarci le pietre, che ci incuriosiscono al punto di interrogarci: “ Cosa nascondono le antiche terre di Randazzo, da provocare la cancellazione di tutte le memorie storiche visibili ed immediatamente intelligibili? ”
Forse l’Abate Rotelli l’aveva, almeno in parte, capito.