La Colonizzazione Greca e la conquista Romana
La colonizzazione greca e la conquista romana

Tolomeo pone, appunto, la città greca di Tissa sulle falde dell’Etna, mentre Cicerone , pur senza dare alcuna indicazione sulla sua ubicazione, nelle orazioni contro Verre, la definisce una " parva et tenui civitate ". Fra gli storici moderni l'identificazione di Tissa è del Cluverio che, basandosi su altri autori, la colloca nella pianura sopra Moio, nel Feudo di S. Anastasia. Delle vicende storiche di Tissa poco o nulla ci riferiscono gli storici, senonchè in quel sito sono ancora evidenti le tracce di detrito archeologico formatosi a seguito delle due regolari campagne di scavi condotte tra il 1889 ed il 1890 dal nobile Paolo Vagliasindi e dal Direttore del Museo Archeologico di Palermo, Prof. Salinas; minuzzaglia formatasi dalla rottura di grandi urne funerarie di terracotta che componevano i sarcofagi. I Greci, infatti, utilizzavano questo tipo di sepoltura dove mancava la pietra calcarea tenera. Parte dei reperti archeologici venuti alla luce, ( il numero maggiore degli oggetti rinvenuti venne trasferito al Museo Nazionale di Palermo, altri ancora in quello di Siracusa ), costituiscono oggi il patrimonio del Museo Vagliasindi ( di cui fa parte la pregevole Oinochoe ). Tutti questi elementi ci indicano, con certezza, che in quei luoghi ebbe sede una città: si tratta di poterne stabilire il nome, la data di fondazione e di distruzione. Le scarse notizie pervenuteci possono comunque farci ipotizzare che in quel sito la civiltà greca fece la sua apparizzione nel 403 a.C. quando gli abitanti di Naxos, scampati alla distruzione della loro città, risalendo il corso dell'Alcantara, si fermarono in quei luoghi ritenendosi al sicuro per la naturale protezione offerta dal fiume e dall'Etna. Secondo l'Arciprete Don Giuseppe Plumari ( 1770 - 1851 ), uno dei più insigni storici locali, Randazzo risulterebbe, invece, dalla unificazione di ben cinque centri. Queste città, distrutte nel periodo delle guerre civili di Roma, sarebbero risorte ad opera dell'Imperatore Ottaviano in quella unica città che sarà poi Randazzo, così denominata a seguito della corruzione del nome originario che, secondo il Plumari, sarebbe stato " Triracium ", divenuto prima " Rinacium ", poi " Ranacium " ed infine " Randacium ".