Erasmo Marotta
Un Gesuita del ‘ 500 che eccelse nel campo della musica
ERASMO MAROTTA DA RANDAZZO
Una gloria siciliana dimenticata
di
SALVATORE RIZZERI
Se notevole è il contributo in campo musicale della scuola napoletana, con i grandi maestri del Conservatorio di Santa Cecilia, non da meno è l’apporto della scuola Siciliana nel contesto nazionale, con l’espressione sua più insigne: Vincenzo Bellini, figura certamente di risonanza mondiale. Ma non è di lui che intendiamo parlare, troppo grande è la sua fama, bensì di un altro grande oscuro maestro del passato i cui meriti non ebbero però quella giusta risonanza e pubblicità che certamente meritavano. Mi riferisco al Gesuita Erasmo Marotta da Randazzo, nato nella cittadina Etnea nel 1565. Fin da piccolo il Marotta dimostrò una grande predilezione per la musica, che studiò con vera passione, in questo favorito dalla sua bella voce. Nel 1610 entrò a far parte della Compagnia di Gesù a Messina, ma già dieci anni prima il maestro, madrigalista insigne, aveva pubblicato a Venezia il suo primo “ Libro dei madrigali “. ( nel Luglio del 2000, da una ricercatrice Veneta, sono venuto a conoscenza dell’esistenza di tali opere, date per disperse, ma le cui copie sono tutt’oggi conservate al British Museum di Londra ). Nel 1612 divenne Rettore del Collegio dei Gesuiti della città dello Stretto ed in quello stesso anno musicò l’opera sua più importante: “L’Aminta “ di Torquato Tasso. Nel 1618 si trova a Palermo dove, su richiesta del Viceré di Sicilia Don Francesco Castro duca di Tauresana e con i versi di Padre Fabrizio Spuches, musicò la tragedia “ San Belagio Martire “. Fra le opere più importanti musicate dal maestro, oltre all’Aminta, citiamo “ Il pianto della Maddalena “ che è del 1635 ed altre opere ancora i cui testi purtroppo sono andati dispersi.
Per comprendere la figura e lo spessore artistico del Marotta basti citare alcuni giudizi espressi da insigni maestri e critici del passato:
- Ludovico Antonio Muratori lo ritiene l’inventore del Dramma musicale pastorale.
- Antonio Mongitore dà per “Musico peritissimo il Gesuita Erasmo Marotta da Randazzo, cantante eccelso impegnato prima a Messina poi a Roma e Palermo”.
- Vincenzo Percolla nell’opera “ Elogio biografico a Vincenzo Bellini “, scritto in occasione del trasporto delle ceneri del grande maestro da Parigi a Catania, così parla del Marotta a pag 82 della sua opera: “ Le prime note armoniose à delicati versi dell’Aminta del Tasso furono apposti da un ingegno Siciliano delle falde dell’Etna – Erasmo Marotta da Randazzo, che molta fama ebbe a Roma ed altrove per musicali componimenti “.
- Ancora di lui parla Giuseppe Bozzo nel suo testo “ Le lodi dei più illustri Siciliani “, additandolo unitamente ad Alessandro Scarlatti di Trapani ed a Vincenzo Bellini di Catania, come i più grandi maestri della nostra isola.
Erasmo Marotta morì a Palermo il 6 Ottobre 1641; le sue ceneri riposano nella Casa Professa dei Gesuiti di quella città. Unici ricordi di questa grande figura del passato: il Viale a lui intitolato a Catania, la lapide commemorativa posta all’interno del cinquecentesco chiostro del Palazzo Comunale della sua città natale, una Via che porta il suo nome, nonché il titolo recentemente dato alla Scuola Musicale ed al Corpo Bandistico di Randazzo.[1]
Randazzo - Settembre 1989
[1] Articolo pubblicato dalla “ Gazzetta dell’Etna “ del 4 Settmbre 1989