Don S. Calogero Virzì
DON SALVATORE CALOGERO VIRZI’
( Salesiano di Don Bosco )
Intorno alle ore venti di venerdì 21 novembre 1986 si spegneva al San Basilio di Randazzo, la casa Salesiana più antica di Sicilia, il sacerdote Prof. Salvatore Calogero Virzì, dopo una vita interamente dedicata alla sua missione sacerdotale, alla cura dei giovani e al loro insegnamento, allo studio e alla ricerca storico-artistica. Era nato a Cesarò, in provincia di Messina l’11 gennaio del 1910. A tredici anni lascia la casa paterna per frequentare le scuole ginnasiali al S. Francesco di Sales di Catania. A contatto con i Padri Salesiani coltivò e seguì la sua vocazione che lo avrebbe portato ad entrare definitivamente nella Congregazione dei figli di Don Bosco. Lo troviamo, subito dopo, al S. Gregorio di Catania, poi al S. Paolo di Palermo e, successivamente, al S. Domenico Savio di Messina dove, nel 1934, riceve gli ordini sacerdotali. Quello stesso anno ritornato al S. Francesco di Sales di Catania e nell’Ateneo di quella città si laurea in lettere classiche nell’anno 1937. Appena conseguita la laurea viene trasferito a Randazzo, l’antica cittadina che tanto lustro aveva avuto nel medioevo, dove avrebbe avuto modo di rafforzare non solo le sue attitudini all’insegnamento, ma anche la passione per la storia e l’arte, a contatto con un immenso patrimonio, di cui diverrà, negli anni, il conoscitore più profondo e qualificato. Da persona sensibile alla cultura classica e all’arte in particolare, Don Virzì rimane incantato dalla vecchia città medievale che, sebbene già scalfita dal tempo ma ancora integra nell’originaria bellezza, gli offre un insieme architettonicamente omogeneo nelle mura di cinta e nelle torri di guardia, nelle chiese e nei campanili, nei palazzi e nelle case, nelle vie e nei vicoli, nelle piazze, negli slarghi, negli elementi decorativi e nei colori. Se a tutto questo si aggiungono ancora l’impareggiabile oreficeria, le ricche ed originali suppellettili sacre, le magnifiche tele e pale pittoriche, le pregevoli e maestose sculture, patrimonio di una gara esaltante tra la popolazione, che nei tre quartieri ritrovava nelle rispettive chiese di S. Maria, S, Nicola e S. Martino il fulcro di ogni attività partecipativa, si capisce subito come l’incanto del primo contatto si sia trasformato in un ardente desiderio di ricerca attenta e di studio meticoloso, volto a svelarne ogni particolare storico ed artistico. L’amore di Don Virzì per Randazzo nacque certamente dalla consapevolezza scientifica che la città rappresentasse uno “scrigno di tesori” da custodire gelosamente per una migliore conoscenza di tutto ciò che i siciliani erano riusciti, sui tanti influssi portati dall’esterno, a realizzare attraverso un proprio ed originale processo creativo.Non aveva, D. Virzì del tutto penetrato le pieghe del complesso patrimonio artistico dell’antica città medievale del Valdemone, quando sopraggiunsero i terribili giorni del luglio-agosto 1943. Infatti nel tentativo di forzare la ritirata dei Tedeschi, attestatisi sull’Alcantara lungo il confine tra la provincia di Catania e quella di Messina, gli anglo-americani misero in atto una serie di incursioni aeree e di bombardamenti che rasero al suolo Randazzo. Nei giorni che seguirono, il giovane sacerdote mentre da un lato si prodigava a portare aiuto e sollievo alla provata popolazione, dall’altro non trascurava di annotare le distruzioni e le mutilazioni che l’insieme architettonico e artistico della città aveva subito. Va ricordato che Don Virzì fu tra i pochi a sostenere che la municipalità randazzese avrebbe dovuto richiedere al Governo centrale la costruzione di una città nuova, da erigersi in contiguità con il centro storico, anch’esso da ricostruire e restaurare. Ciò avrebbe evitato l’obbligatorio intervento del privato che, da solo, non avrebbe assolutamente potuto salvaguardare l’antico. Difatti così avvenne, per cui alla distruzione della guerra seguì quella di una ricostruzione affrettata e disordinata, ma comunque necessaria. Il guasto si verificò sia sul fronte della salvaguardia che su quello, non meno importante, delle legittime aspettative per avere un’abitazione dignitosa e adeguata ai tempi.
Nello stesso periodo in cui maturarono questi avvenimenti, Don Virzì pensò bene di dovere rivolgere la sua azione educativa verso i giovani. E la frequentatissima scuola dei Salesiani gliene diede larga occasione. Ecco, quindi, i due filoni lungo i quali l’azione dello studioso si indirizzò: la ricerca e lo studio, da una parte, e la divulgazione dall’altra. Capì, altresì, che le sorti del patrimonio storico-artistico di Randazzo non sarebbero passate solo attraverso l’azione municipale, ma principalmente attraverso la sensibilizzazione degli uomini di cultura presenti a tutti i livelli. Ed è così che si concretizza la sua azione permanente di educazione e di divulgazione alla quale si dedica con impegno, passione e costanza: conferenze, dibattiti, articoli su giornali e riviste, tutto tende ad approfondire e a far conoscere Randazzo. Nella città, come ebbe modo di affermare durante una conferenza, Egli vedeva la “ chiave della Sicilia sia per la storia che per l’arte “. Fu un conferenziere dalle qualità espressive eccezionali. Il suo disquisire fu tanto interessante da fare perdere la dimensione temporale all’uditorio, il linguaggio usato nelle descrizioni, tecnico e semplice, fu proprio di chi conosce la storia dell’arte in ogni sfumatura.
Da corrispondente di molti giornali, con i suoi articoli, pubblicati su quotidiani e periodici a diffusione nazionale, riuscì a suscitare tale interesse nei lettori, anche stranieri, da indurli a visitare Randazzo per verificare se quella atmosfera di suggestione che, con i suoi scritti, aveva saputo creare sulla cittadina, aveva riscontri con il reale. Divenne Ispettore Onorario della Soprintendenza ai Beni Architettonici, animò l’istituzione della Pro Loco, fondò l’Associazione di Storia Patria “ Vecchia Randazzo “, istituì e tenne personalmente dei corsi per guide turistiche randazzesi. Ma il frutto più significativo e proficuo della sua attività sono le opere edite ed inedite: “Randazzo e le sue Opere d’Arte” del 1956; “Randazzo” del 1965; “Storia della Città di Randazzo” del 1972; “ Randazzo nella sua storia e nei suoi costumi” del 1975; “Alcantara” del 1975; “Taormina” del 1979; “Randazzo 1848” del 1980; “Un itinerario etneo” del 1983; ed ultima la bellissima opera edita dal Comune “La Chiesa di S. Maria di Randazzo” del 1984.
In ultimo, non si può non sottolineare un’altro aspetto importante della personalità di Don Virzì: quello di educatore, che pose l’insegnamento a base del suo quotidiano lavoro. In più di cinquant’anni di cattedra, curò i rapporti con le tante generazioni in modo personalizzato, tanto che in Lui gli allievi videro sempre non solo il docente, preparato e puntiglioso, ma, principalmente, l’amico l’uomo che, in ogni occasione, era pronto a dare consigli ed anche ad aiutare. Ed è per questo che oggi tutti coloro lo hanno avuto per Maestro lo piangono.