Giacomo Sacchero
Librettista, botanico e patriota
Giacomo Sacchero, catanese misconosciuto, fu protagonista del Risorgimento, intellettuale prolifico con svariati interessidi
Francesca M. Lo Faro
Un alto muro di cinta nasconde in via Sacchero un grande giardino alberato che, benché abbandonato, rappresenta l’ultimo orto botanico privato ancora esistente a Catania. La via Sacchero è una stradina del centro storico. Chi la percorre - provenendo dalla vicina piazza Palestro o porta Garibaldi - scorge in fondo ad essa i resti di una antica fortificazione militare, rimasta incolume nonostante il terremoto del 1693. Al numero 89 della via sorge ilgiardino che, con l’annessa villa, appartenne a Giacomo Sacchero, personaggio conosciuto dai più come il librettista del melodramma “Caterina Cornaro” musicato da Gaetano Donizetti ed andato in scena il 18 gennaio 1844 al Teatro S. Carlo di Napoli. Sacchero nacque a Catania. Così testimonia il concittadino e musicista Giovanni Pacini, che lo ebbe librettista de “L’Ebrea”, dramma lirico che fu rappresentato nel carnevale 1844 alla Scala. Proprio a Milano Sacchero fu particolarmente attivo dal 1840 al 1845 e partecipò al movimento liberale ed al risorgimento musicale italiano, inaugurato, secondo la vulgata comune, dal coro “Va pensiero…”, nel “Nabucco” di Giuseppe Verdi (1842). Negli stessi anni, un personaggio storico del XV secolo, la veneziana Caterina Cornèr, è fonte di ispirazione di librettisti (Sacchero e Francesco Guidi) e di musicisti (Pacini e Donizetti) che nella trama del melodramma vogliono forse esprimere intendimenti politici (ringrazio Eugenio Arezzo e Filippo Speranza per avermi aiutata, con la loro profonda competenza, a sciogliere questo enigma della ricerca musicologica). Giacomo Sacchero - oltre ad essere un prolifico autore teatrale (gli si attribuiscono 21 libretti) e poeta (fu amico del Prati e pubblicò “Fantasie liriche”) - è un personaggio centrale nelle vicende politiche ottocentesche: di sentimenti patriottici, andò esule in Veneto (gli fu compagno il Gravina), entrò in contatto con i mazziniani e diventò poi seguace dell’attività politica di Liborio Romano. Nei mesi della rivoluzione del 1848, pubblicò articoli con cui diffuse idee di libertà, di indipendenza, e di amor di patria; i suoi scritti compaiono anche su periodici catanesi e affiancano gli articoli dei liberali Diego Fernandez, Pietro Marano, Francesco De Felice. Benché vissuto a lungo “in continente”, Sacchero mantenne legami con la Sicilia e sono significativi i suoi rapporti con il corleonese Francesco Bentivegna (cospiratore antiborbonico condannato a morte nel 1856) e la sua amicizia con il belpassese Roberto Sava, un intellettuale con una forte componente patriottica che attende ancora di esser riconosciuta dagli storici. Quando cadde il regime borbonico e fu proclamata l’unità nazionale, Sacchero fu eletto deputato del nuovo Regno d’Italia: rappresentò il collegio di Castroreale ma rassegnò il mandato prima della scadenza della legislatura (fu dimissionario nel marzo 1863). Per i suoi meriti, i Savoia lo insignirono dell’ordine di S. Maurizio e Lazzaro (9 giugno 1861). Sembrerà strano, ma l’attività per la quale Giacomo Sacchero fu noto ai suoi contemporanei è soprattutto quella di botanico. Pertanto, val la pena rammentare che egli fu professore di Orticoltura all’università di Catania e che, nel giugno 1861, fece parte della delegazione (composta anche da Salvatore Marchese, Salvatore Majorana, Benedetto Majorana della Nicchiara) che a Torino chiese finanziamenti per migliorare lo status dell’ateneo catanese. Sacchero fu autore di saggi di argomento botanico, diede alle stampe un volume sull’eucalipto, scrisse sui giornali specialistici (“Atti della Commissione Agric. Sic.”, “Il Coltivatore”). Nel 1865 partecipò alla Esposizione di Dublino, ed ivi esibì i bei tessuti prodotti con il cotone coltivato nei campi irrigati dal Simeto (la rappresentanza catanese a Dublino era composta anche dal proprietario terriero barone Giuseppe Majorana e dal direttore dell’orto botanico universitario Francesco Tornabene). Nel 1868, in occasione della ”Esposizione Agraria delle province siciliane”, fece parte della commissione governativa giunta a Catania per studiare “la malattia degli agrumi” (la commissione era composta anche da celebri botanici: Filippo Parlatore, Sebastiano De Luca, Giuseppe Inzenga). Dopo qualche anno, nell’ottobre 1874 o 1875, Giacomo Sacchero morì lasciando come unico erede il figlio Luigi.La sua villa con l’esteso giardino fiorito fu acquistata dalla famiglia Trimarchi e passò poi, per via matrimoniale, all’on. Francesco Turnaturi (devo questa notizia alla cortesia dei discendenti di Giacomo Sacchero, che ringrazio). La sua biografia - inserita in una visione di insieme su i rapporti tra botanica, risorgimento ed identità nazionale - sarà presentata nel volume diprossima pubblicazione sui 150 anni di vita dell’Orto botanico di Catania.
