Giovanni Danero

     
 GIOVANNI DANERO

 “ Decano della Marina d’Europa ”

 di


  FRANCESCA M. LO FARO

Visse 102 anni e fu autorevole Capitano generale della Marina borbonica. A Napoli e in Sicilia era noto a tutti, ma oggi il suo nome è ormai quasi dimenticato. Stiamo parlando di Giovanni Danero, un longevo marinaio nato a Cadice nel 1724 e morto a Napoli, carico di onori, nel 1826. Ma come si svolse la vita di Danero? Perché dallanatia Spagna si trasferì in Italia? Per rispondere a queste domande ci viene in aiuto una dettagliata e antica biografia, stampata a Madrid, da cui apprendiamo che Danero – appellato il “Nestore dei Capitani moderni” - era figlio di un capitano, comandante delle artiglierie di Marina. Nato il 9 settembre 1724, fu battezzato il 20 dello stesso mesecon il nome di Juan Maria. Ancora fanciullo entrò in Marina e, adappena 18 anni, partecipò alla riconquista di Orano (era imbarcato sulla Nave bombarda n° 1, comandata da suo padre). In seguito, ricevette dal re Filippo V di Spagna l’autorizzazione a lasciare la penisola Iberica e a prendere a Napoli servizio come guardiamarina. Quando il re Carlo III di Borbone creò una nuova monarchia indipendente napoletana, smembrata dalla Spagna, Danero passò al servizio della nuova monarchia. Alfiere di fregata, Alfiere di naviglio, Tenente di fregata, Tenente di naviglio, Capitano di alto bordo, Brigadiere, Maresciallo di campo, Tenente generale, Capitano generale: queste sono le tappe della carriera militare di Danero, dal 1736 al 1815. Insignito di molte decorazioni e onorificenze (fu cavaliere dell’ordine di San Gennaro e di San Ferdinando, gran croce dell’ordine di San Giorgio della Riunione, e di Carlo terzo di Spagna), viaggiò in Francia,Spagna, Gran Bretagna e Germania, sempre “persuaso che nulla istruiscecome il visitare molti climi e molte genti”.A bordo delle navi borboniche, con il grado di alfiere, Giovanni Danero prese parte a unaspedizione armata conto i barbareschi, cioè contro i pirati che, partendo dalle piazzeforti disseminate lungo le coste del Nordafrica, facevano razzie nel Mediterraneo. Quando a Messina si propagò un focolaio di peste, assicurò un efficace cordone sanitario in mare,impedendo il propagarsi della malattia in Calabria. Nel 1779 fu nominato dal sovrano preside (carica simile a quella del prefetto) della Calabria Citeriore (Cosentino). Nel 1783 apprestò i soccorsi alle
popolazioni calabresi colpite da un terribile sisma. Contribuì anche alla ricostruzione post-terremoto di Messina, giacché dal 1788 fu nominato governatore civile e militare di quella città, in cui abitò stabilmente dal 1789. Nominato dal sovrano Presidente della Giunta dei Generali, Giovanni Danero si spostò a Palermo e poi a Napoli. Nel 1806,quando i Francesi occuparono il Meridione, tornò in Sicilia e nel 1808 fu nominato per la seconda volta governatore di Messina. Il suo nuovo compito era di grande importanza politica, giacché la Città dello Stretto aveva di fronte il nemico, posizionato sulle coste della vicina Calabria; pertanto fu difficile assicurare l’ordine pubblico, messo a dura prova da spie o da loschi figuri legati al brigantaggio calabrese.Nel 1810 il Danero, infondendo entusiasmo patriottico ai “Volontari di Sicilia” e ad una moltitudine di contadini, con l’aiuto delle truppe inglesi, ostacolò il tentativo di sbarco che i Napoleonici avevano tentato sulle coste siciliane di Mili, Galati, e S. Stefano. Danero - che a quell’epoca aveva quasi 90 anni! - corse al campo di battaglia e, per questa ragione, si procurò la stima del sovrano britannico, da cui ricevette in regalo una bellissima e ricca spada decorata d’oro. Giusto in quegli stessi anni, Danero provvide a far costruire a Catania una nuova strada per raggiungere il porto: tale arteria, l’attuale via Porta di Ferro, è una delle vie cittadine più affascinanti, con la bella facciata del Collegio dei Nobili come prospettiva, da una parte, e il mare, dall’altra. Dopo il 1815 Ferdinando Il re delle Due Sicilie nominò Danero “Capitano generale della sua armata, e Comandante generale della stessa”. Era codesto un titolo puramente onorifico, giacché a quell’epoca il Danero aveva già oltrepassato il secolo di vita. La sua longevità, impressionante per l’epoca, gli procurò grandi
feste per i suoi compleanni. Addirittura, quando compì 101 anni, ricevette in casa sua la visita di tutta la famiglia reale. Una brutta influenza, che lo colpì il 4 dicembre 1825, fu causa del suo decesso, avvenuto il 5 gennaio 1826. Nominò suo erede, tra gli altri, l’abate Giuseppe Antonio Vitale, “segretario della commendatizia generale di Marina”, che lo aveva assistito come un figlio. La magnifica spada d’oro - appartenuta al “Decano della Marina d’Europa” - andò ad arricchire le già vaste collezioni dei sovrani Borbonici e chissà chenon sia ancora esposta in qualche vetrina dei musei napoletani.