Randazzo Sec. XI - I Depositi di Seta Grezza di Sant'Elia

Randazzo Sec. XI - I Depositi di Seta Grezza di Sant'Elia

Randazzo Sec. XI - I Depositi di Seta Grezza di Sant'Elia

di

Salvatore Rizzeri

 

Negli ultimi anni del secolo IX, i bizantini si ritirarono quasi del tutto dall’Isola; pur se restavano alcuni luoghi non ancora caduti nelle mani dei nuovi dominatori. Infine nell’anno 965 con la conquista di Rometta, ultimo caposaldo della resistenza bizantina, l’Isola tutta fu sottomessa al domino musulmano.

Gli arabi, come si è detto, si dimostrarono molto tolleranti con gli ebrei, che ebbero un importante spazio all’interno dell’economia dell’Isola. Essi possedevano competenze tecniche ed artigianali, praticate dagli arabi ma ignote alla popolazione cristiana; come i metodi di irrigazione e di coltura che i musulmani introdussero nell’isola. Questi immisero tecniche idrauliche persiane per la coltivazione dei giardini, trasformando molte zone non degnamente sfruttate, in un magnifico territorio agricolo. Con l’uso delle gebbie (vasche per la raccolta dell’acqua piovana, poste all’interno delle proprietà agricole) e con il sistema delle saie (canali di irrigazione, che ancora oggi si trovano in alcuni dei nostri terreni).  

La produzione di seta in Sicilia nel Medioevo fu una delle industrie più fiorenti dell'isola sviluppata dagli Arabi, che introdussero sull'isola i semi di cotone e la canna da zucchero, i gelsi e i bachi da seta, insieme al sommaco per conciare e colorare i tessuti, ed infine l’arte del ricamo. A Palermo gli Arabi istituirono il Tiraz, un opificio reale in cui maestri tessitori lavoravano la seta grezza per produrre tessuti di lusso, spesso arricchiti con fili d'oro. Tale attività si concentrò principalmente nei laboratori di Palermo, come si è detto, e nel Messinese, soprattutto nel “ Val Demone “ in particolare nel centro più importante di esso: Randazzo,.

 

Randazzo, come molti altri centri isolani, da allora divenne infatti importantissima nella produzione della seta, dei tessuti e delle pelli, (famoso in tutta europa il “Panno di Randazzo”), segno questo di una forte presenza della comunità ebraica nella città. I rapporti commerciali   con la città Messina, già eccellenti, si fecero infatti sempre più stretti, visto il ruolo centrale che quella comunità ebraica ricopriva nell’arte della lavorazione dei tessuti pregiati. Le concerie e i laboratori per la lavorazione delle pelli si trovavano accentrate nel quartiere di Santa Maria dell’Itria, (a Cunzaria/Cunziria) fuori la cinta muraria. Questo quartiere veniva più comunemente chiamato “quartiere dei conciariotti”, proprio per la presenza di un gran numero di queste attività, li allocate per l’abbondante disponibilità di acqua. (Il quartiere sorgeva sulla riva destra del fiume Alcantara ed era attraversato dal suo affluente, il torrente Annunziata). 

I nuovi dominatori, come detto, mostrarono di possedere maggiore indulgenza rispetto agli stessi bizantini. Infatti per quanto riguarda l’introduzione e la relativa applicazione delle norme civili e religiose adottate dai conquistatori bisogna dire che, man mano che la conquista procedeva, i musulmani applicarono ai vinti le condizioni dettate dal Corano nei confronti delle "Genti del Libro", - La Bibbia -, Cristiani ed Ebrei, che, come cittadini non musulmani in uno Stato retto dalla legge islamica, sono nella condizione di dhimmi  [1], cioè di "protetti ".

Costoro sono esentati dalla zakât, la decima, ma sottoposti al pagamento della jizya, o gesiah, l’imposta di protezione, (u pizzu), potevano così vivere indisturbati partecipando alla vita sociale e amministrativa dello Stato. In particolari circostanze, o sotto alcuni capi, tale condizione non era rispettata e veniva, di fatto, assai aggravata. Gli obblighi che vincolavano ebrei e cristiani, erano pertanto più di natura fiscale che di altra natura. Tale imposta gravava particolarmente sulle classi agiate. L’islamizzazione dell’isola divenne quasi completa nella parte occidentale, mentre la popolazione rimase in buona parte cristiana, di rito greco, in vaste aree della Sicilia Orientale, dove sopravvissero non pochi monasteri. Numerose, comunque, furono le conversioni di vassalli e di servi [2].

“. . . Nonostante ciò, gli arabi ebbero il merito d’aver applicato una lungimirante politica economica, che permise il rifiorire delle attività produttive e commerciali. Uno degli elementi di questa politica, fu l’eliminazione dell’imposta sugli animali da tiro, d’ostacolo all’incremento dell’agricoltura e l’introduzione dell’imposta sulla terra, che obbligava i dhimmi a non lasciare i terreni improduttivi.

Gli ebrei godevano comunque di grande libertà nell’esercizio delle loro attività artigianali e delle loro professioni; e non erano costretti a vivere in determinati luoghi. Ciascuna comunità aveva ampia autonomia, e i dhimmi ebrei si trovavano in una zona intermedia, tra musulmani e dhimmi cristiani, in quanto giudicati dagli arabi più simili per cultura e pensiero [3].

Tanti altri ebrei si occupavano di attività artigianali e, in particolar modo, come orefici, argentieri e nella lavorazione delle pelli. Ma l’attività ebraica per eccellenza fu, senza dubbio, la lavorazione della seta, un’attività artigianale sviluppata da ebrei a Palermo, Messina e Randazzo fin dai tempi di Ruggero II, che portò prigionieri giudei dalla Grecia. Sotto il suo regno la produzione subì una forte accelerazione. Nel 1147, durante le incursioni nell'Impero Bizantino, i Normanni deportarono esperti setaioli da Tebe e Corinto a Palermo, avviando la produzione in proprio di stoffe seriche che eguagliavano quelle orientali.

L'imperatore Federico II di Svevia mantenne il controllo statale sulla produzione. Nei suoi palazzi reali impose l'impiego di artigiani specializzati per conservare il segreto della manifattura.

Le Liber Augustalis o Liber Constitutionum Regni Siciliae chiamate genericamente Costituzioni di Melfi erano un insieme di norme e leggi emanate nel corso del XIII secolo e volte a regolamentare gli aspetti economici e la vita sociale nell'ambito del Regno di Sicilia. La raccolta di norme iniziava nel dicembre del 1220, con il piccolo corpus delle venti assisae promulgate dall'imperatore nel Colloquium generale di Capua (Assise di Capua), e si concludeva con le quattro (o cinque) assisae ascritte alla Dieta di Messina (o Assise di Messina) del settembre del 1221.

Furono promulgate il 1º settembre 1231 nella città di Melfi.

In tali Costituzioni Federico II di Svevia impose altresì un forte controllo statale sulla produzione della seta. Le botteghe e i depositi di seta grezza, gestiti principalmente da artigiani ebrei, dovevano essere localizzati in specifiche aree del Regnum. E questo al fine di evitare il gravissimo rischio di incendi all'interno del centro abitato. A Randazzo I numerosi magazzini e depositi di seta grezza dovevano essere collocati fuori dalle mura della città, nello specifico nella località " Sant’ Elia ", all'interno di apposite strutture isolate chiamate "casotti ".  Si tratta di un’area pianeggiante estesissima di oltre 50 ha, alla periferia Est della città, ove sono ancora presenti e visibili una miriade di casette in pietra lavica grezza dotate di porte di ingresso in ferro, per evitare furti; utilizzati quali depositi per l’enorme quantità di seta grezza che si produceva a Randazzo.

L’area da circa 40 anni è stata convertita in “Zona Artigianale” ove adesso hanno sede diversi opifici, e molti di questi depositi vengono tutt’ora trasformate in case di villeggiatura da parte dei proprietari.

Questa norma protettiva era legata alla forte fioritura dell'industria serica cittadina promossa e gestita in larga parte dalla comunità ebraica locale, che a partire dal XI secolo (e successivamente sotto il regno di Federico III nel XIII secolo) rese la città uno dei nodi cruciali per la produzione e il commercio di tessuti pregiati in tutta Europa.

La fine di questa importante attività industriale di questa pregiata coltivazione, che tanta ricchezza e benessere portò alle genti di Sicilia, fu dovuta a un mix di eventi politici (come la cacciata degli Ebrei e la fine dei privilegi di esportazione dati dal governo spagnolo) e disastri ambientali (quali il terremoto del 1783 e una grave malattia dei bachi. Alcuni centri della valle cercarono di portare avanti la bachicoltura ancora fino agli inizi del ‘900, ma l’attività, in particolare a Randazzo, cessò definitivamente alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Randazzo, 23.09.2026 

                                                                                                                               

[1]   dhimmi, erano “i Protetti dal patto” giuridico, voluto dal Califfo Omar I.

[2]  S. Rizzeri: Randazzo e la sua storia . . . .  , Op. cit.  Ediz. La Rocca 2020, Cap. VIII, pag. 102.

[3]  Lisa Bachis: Gli ebrei di Taormina dalle origini al XV secolo. Op. cit.