La Fiera Franca

La Fiera Franca

IL PRIVILEGIO DELLA FIERA FRANCA

E LA FESTA DI S. GIOVANNO BATTISTA

di

Salvatore Rizzeri

 

Se vogliamo penetrare il mistero storico di questa singolare manifestazione, dobbiamo avventurarci negli oscuri meandri della storia e sceverare con coraggio e fatica le vecchie pagine di archivio delle chiese, le uniche ove ancora è possibile reperire qualche rarissimo documento risparmiatoci dai due disastrosi eventi che ne hanno determinato la quasi totale distruzione. L’incendio appiccato nel 1539 dalla soldataglia ribelle a Carlo V al Grande Archivio Storico custodito nella Parrocchiale Chiesa di San Nicola, e le distruzioni apportate all’intera città di Randazzo dai bombardamenti aerei Anglo-Americani dell’estate del 1943, che la ridussero totalmente in macerie cancellando monumenti, opere d’arte, e con esse il patrimonio documentale di quasi dieci secoli di storia. Mancano quasi del tutto i documenti anteriori al Secolo XVI; pertanto, dovendo lavorare su ciò che ancora possediamo, non ci resta che avanzare deduzioni limitate, come sono limitati ed avari di notizie i pochi documenti che abbiamo. Da uno dei pochi documenti salvatesi riusciamo però a dedurre se non proprio l’anno di nascita-creazione della “Fiera di San Giovanni” il secolo in cui era già attiva.

Si tratta del Privilegio emanato a Messina da Re Giovanni il 3 – VIII – 1476,[1] e non firmato dal Vicerè di Sicilia perché compilato in tempo di sede vacante per la morte di Lupo Ximenes de Urrera avvenuta il 12 – IX – 1476.[2] E’ questo un tempo cruciale per la vita della città, perché, fin dal 1400 era sorta tra le tre chiese (Santa Maria, San Nicola e San Martino) e relative popolazioni la feroce competizione per la “maggiorità”. Questo Decreto di Re Giovanni, ottenuto dalla Chiesa di Santa Maria, a parere dello storico Padre Salesiano D. Salvatore Calogero Virzì, si deve collocare in questo momento storico di rivalsa di questa Chiesa sulle altre. E ciò, prosegue Don Virzì, per il fatto che una filiale della Chiesa di San Martino, la Chiesa di San Giovanni Battista, che era collocata alla confluenza tra il Fiume Alcantara e il torrente Annunziata, sull’importante Trazzera Regia, ai piedi della cinta muraria, godeva già da tempo immemorabile del privilegio della “Fiera Franca”. Il documento di tale concessione, infatti, si attiene ai medesimi privilegi di cui godeva la Fiera di San Giovanni Battista.

A mio giudizio tale importante privilegio venne concesso su esplicita richiesta della influente e nobile famiglia “Romeo”, che proprio in quella Chiesa aveva istituito la sede del potente Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani. Sul portale d’ingresso della Chiesa, in pietra arenaria, campeggiava infatti la grande Croce simbolo del Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di Malta. Tale Commenda era direttamente collegata con quella della città di Modica.

LA FIERA FRANCA

Facile dedurre la grande importanza che ebbero le fiere nel medioevo e l’efficacia economica che esse crearono per la città che ne ebbe il privilegio. In generale esse erano promulgate in occasione di feste religiose e, nella concezione del tempo, esse si dovevano svolgere intorno alle Chiese che ne ottenevano la facoltà dal Principe responsabile.

Col passare del tempo esse si ingrandirono enormemente, pertanto furono trasferite fuori delle mura in località pianeggianti (Timpa di San Giovanni), in modo che non si disturbasse la vita cittadina e si potesse usufruire di spazi più estesi dove radunare specialmente gli animali in numero rilevante che frequentavano la fiera ed erano anche oggetto di scambio e di compravendita.

Grande era il numero dei mercanti interessati che venivano da tutte le parti dell’isola, Randazzo si trovava su un nodo viario di grande importanza costituito dalle famose Trazzere Regie per cui ad essa i mercanti potevano accedere più o meno agevolmente anche da lontane località, come da Palermo, Messina e Catania, attirati dalle pregiate mercanzie che allora si producevano nel nostro territorio come cereali, vino, olio e soprattutto la seta che era il cespite più importante dell’economia cittadina (famoso in tutta Europa il Panno di Randazzo), e dai facili guadagni che prometteva una fiera franca che offriva ai partecipanti non solo l’esonero o la riduzione  delle gravose tasse della “Dohana” ma anche facilitazioni particolari nel compilare i contratti, nello scambio di moneta, nei diritti di scorta.

La sicurezza era assicurata da guardie speciali che sorvegliavano i commerci, i giocolieri, l’immensa folla che, per 9 giorni in Randazzo, popolava la città.

Mercanzie di ogni genere erano affastellate nei luoghi più impensati, bestie da soma pulluluvano nei numerosi e spaziosissimi  “Fondaci” che allargavano la propria capienza in queste occasioni.[3]

La richiesta avanzata dal clero della Chiesa di Santa Maria nella concessione di una propria Fiera Franca aveva lo scopo di bilanciare l’importanza raggiunta da quella più antica di cui godeva la Chiesa di San Giovanni Battista dipendente dalla Chiesa di San Martino.

Del resto dei tre grandi quartieri che costituivano il centro storico della città, quello Lombardo di San Martino era per tradizione il quartiere industriale e commerciale della città, abitato prevalentemente da popolazione di origine lombarda giunta a Randazzo nell’XI secolo al seguito della Contessa Adelasia del Monferrato, terza moglie di Ruggero I di Sicilia.

Non conosciamo la data e i termini della concessione del Privilegio della Fiera Franca di San Giovanni, ma sappiamo per certo che i contenuti erano identici a quelli concessi con il Decreto di Re Giovanni del 3 Agosto 1476 alla Chiesa di Santa Maria.

Queste le concessioni assegnate:

1) Una Fiera Franca di panni, merci varie ed ogni mercanzia.

2) Fiera Franca per ogni genere di animali. Tali animali avrebbero dovuto prendere stanza 

    sotto le mura  ad un “tratto di balestra” della Chiesa.

 

3) Il tutto “Solutis” dalle gabelle “Regiae Curiae” e da ogni altra tassa.

4) Dava facoltà alla Chiesa  di costruire nel suo ambito “pennate” per i mercanti, le quali

     dovevano essere cedute a non più di Tarì 12, e le più piccole a non oltre Tarì 2.

 

5)  Fa obbligo di fornire ai mercanti pesi e “canne”.

6) Si deve pagare il diritto stabilito  alla Cassa della Chiesa di San Giovanni.

7) Gli Uffici preposti alla Fiera devono godere dei loro diritti.

8) E tutto ciò “Quolibet anno omni futuro tempore” per 9 giorni, facendo obbligo ai

    Giurati di essere presenti a tutte le operazioni di apertura, chiusura e sorveglianza

    della Fiera.

 

L’andamento della Fiera era affidato alle Autorità cittadine, ai Giurati in campo amministrativo, e al Capitano di Giustizia in campo disciplinare e penale. Nell’occasione la città diventava un cantiere e ognuno si provvedeva di tutto il necessario per sopperire a tanto movimento: i “fondaci”, le case private, le botteghe, gli ostelli improvvisati, i mercanti di foraggio; ognuno provvedeva al fine del proprio interesse economico.

 

I Giurati facevano erigere una grande loggia al centro dello spazio destinato alla Fiera ( La Timpa di San Giovanni), dove prendeva posto il Magistrato assieme al Notaio per i contratti di compravendita da redigere. I Giurati erano assistiti dalle guardie che sorvegliavano tutto il movimento della Fiera e badavano al ritiro del “Serviglio del Regio Erario”. Compito particolare dei Magistrati era la scelta del pesatore e del pubblico sensale. Altra formalità importante era l’apposizione del bollo o suggello sulle mercanzie e per esso si pagava una tassa speciale, in genere Tarì 10. La Chiesa doveva impegnarsi nella costruzione delle “Pennate” o abitazioni in legno che servivano per i mercanti.

 

La cerimonia di apertura della Fiera era affidata ai Giurati della città che giunti in pompa magna dalla sede del municipio davano inizio alle contrattazioni. Gli stessi definivano le trattative avviate dal pubblico sensale e controllate nel peso e nelle misure dal pubblico pesatore che aveva in custodia la bilancia e la “canna” e regolava la cerimonia della candela, allo spegnimento della quale era incaricato un altro pubblico ufficiale. L’operazione successiva riguardava la compilazione dell’atto di compravendita redatto dal Notaio che aveva sede nella “Loggia” dei Giurati.

 

Le grosse partite di seta e la compravendita di animali solitamente erano trattate già qualche giorno prima dell’apertura ufficiale della Fiera, ma venivano formalizzate con i pubblici cambiavalute e con i Notai nei giorni di svolgimento di questa.

 

La Fiera Franca di San Giovanni, come abbiamo precedentemente affermato, fu la prima e la più antica tra le due Fiere che nel corso dei secoli si svolsero nella nostra città. Quella della Chiesa di Santa Maria, per tutta una serie di cause negative avvenute nel corso dei quattro secoli di vita, cessò di esistere alla fine del Sec. XVIII, mentre quella di San Giovanni perdurò fino alla fine degli anni 60 del secolo scorso. Chi scrive da ragazzo, (anni 1960 – 1968) prima della sua definitiva scomparsa, ebbe modo più volte di assistere allo svolgimento di tale importante manifestazione che richiamava da tutte le località di Sicilia soprattutto i commercianti di bestiame.

Chi la annovera tra le più importanti tra quelle che si svolgevano in Sicilia, è lo studio attento e minuzioso di Salvatore Cucinotta.[4]

Randazzo, 20 Aprile 2019

                                                                                                                                                                            Dott.  Salvatore Rizzeri

 

[1] A.C.S.M. Codice n. 4 Documenti sulla Fiera, p. 39 e segg. Vol. XLVI p. 77.

[2] Di Blasi: Storia dei Vicerè. Palermo 1842. Pag. 105 e segg.

[3] S. C. Virzì: La Chiesa di Santa Maria di Randazzo. Op. cit. pag. 96.  Randazzo 1984

[4] S.re Cucinotta: Popolo e Clero in Sicilia nella dialettica socio-religiosa fra Cinque-Seicento. Messina 1986.