20 Giugno 1719 - La Battaglia di Francavilla

20 Giugno 1719 - La Battaglia di Francavilla

Salvatore Rizzeri

20 Giugno 1719 – La Battaglia di Francavilla di Sic.

Lo schieramento dei due eserciti sul campo di Battaglia   

Il percorso storico che si unisce a quello naturalistico ci dà la possibilità attraverso delle bacheche di conoscere alcuni ragguagli della più grande battaglia che la storia della Sicilia degli ultimi secoli ricordi, quella del 20 giugno 1719.

Il trattato di Utrecht del 1713 aveva ridisegnato la geopolitica dell’Europa di inizio settecento, assegnando la Sardegna e il regno di Napoli alla Casa d’Austria, mentre il Regno di Sicilia veniva assegnato alla Casa dei Savoja. Tuttavia la Spagna, per nulla rassegnata a perdere i suoi possedimenti in terra italiana, con una manovra a sorpresa la mattina dell’11 agosto del 1717 occupava la Sardegna e l’anno successivo con una flotta di oltre quattrocento navi da guerra e da trasporto, sbarcava a Palermo un suo esercito forte di 29.000 uomini al comando del generale Marchese di Lede per schiacciare i piemontesi.

Il Duca Vittorio Amedeo di Savoja, visto il precipitare degli eventi, si rivolse ai firmatari del trattato di Utrecht, che nel patto di Londra dell’8 Novembre 1718 stabilirono di assegnare all’Austria anche la Sicilia in modo da poterla riunire con il Regno di Napoli, mentre alla casa di Savoja veniva assegnata la Sardegna e il titolo di Re.

Il 9 gennaio 1719 l’Austria dichiarava guerra alla Spagna e fra gennaio ed aprile l’esercito spagnolo più volte si scontrò con l’esercito austriaco che fino a quel momento era al comando del generale barone di Zum Jungen.

Nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1719 gli austriaci, trasportati da una flotta di 200 navi della marina inglese, sbarcarono sulla spiaggia di Patti un esercito di 24.000 veterani, provenienti dai balcani. Al comando vi era Claudio Florimondo Conte di Mercy. L’armata divisa in due colonne, si spostò a Oliveri dove pose il campo.

Gli spagnoli, colti di sorpresa mentre assediavano Milazzo, furono costretti ad abbandonare il campo, lasciando anche i feriti e incamminandosi sulla direttrice Barcellona, Castroreale, raggiunsero Francavilla.

La scelta del posto non fu casuale, gli spagnoli si spostarono in posizione più favorevole intorno al villaggio di Francavilla, dove erano protetti da un torrente, il San Paolo, che anche se in secca ostacolava l'avvicinamento nemico. Vi era inoltre un Convento dei Padri Cappuccini protetto da mura e posto sopra una collina, designato quale posto avanzato e in cui tramite le mura, il Convento e i parapetti da loro preparati, gli spagnoli disposero cinque ordini di fuoco e vi erano di presidio 4 battaglioni della Guardia spagnola.

ll Mercy saputo ciò, si ritirò a Merì per preparare quanto necessario alla battaglia che si prospettava. Qui fece concentrare tutte le proprie truppe e in più il reggimento di dragoni Roma giunto il 9 giugno dalla Calabria. Il 15 giugno, dopo l'arrivo di altri rinforzi, fu dato l'ordine di avanzare.

L'armata si mosse senza artiglieria che si ritenne di non poter trasportare a causa delle strade impervie dei monti Peloritani e fu quindi spedita via mare (sicuramente le strade vennero danneggiate dagli spagnoli e dai locali, ostili agli austriaci).

La mattina del 17 l'esercito si divise in tre colonne e, dopo una marcia di 15 chilometri, pose il campo a ovest di Castroreale, tra Rodì e Milici. Il 18 l'avanguardia fu attaccata da gruppi di abitanti locali armati di fucile; per questo motivo e sapendo che la strada era presidiata da bande armate e che erano stati posti degli ostacoli lungo di essa, il Mercy decise di svoltare ad oriente.

La marcia di avvicinamento verso Francavilla tra varie problematiche e assalti, durò più di due giorni, proseguì verso le alture di Portella delle Tre Fontane, intraprendendo quindi un cammino impervio e molto difficoltoso per la cavalleria e per le bestie da soma; comunque le truppe riuscirono a percorrerla. La punta dell'avanguardia riuscì a raggiungere il colle delle Tre Fontane e a scacciarne i soldati spagnoli che lo presidiavano. Tra il mattino successivo e mezzogiorno arrivò il resto dell'armata austriaca che qui bivaccò; da questo colle si poteva vedere Francavilla e da qui i generali studiarono lo schieramento nemico.

La Battaglia

Vista la buona posizione fortificata degli spagnoli i generali imperiali sconsigliarono l'attacco essendo l'armata austriaca sprovvista di artiglieria, ma il Mercy fu di parere opposto e decise per l'assalto dividendo l'esercito in tre colonne.  

La prima colonna attaccò il villaggio tre volte, ma venne respinta ogni volta. La seconda colonna riuscì a conquistare le trincee che si trovavano ai piedi della collina del Convento, ma fu fermata dalla seconda linea di difesa spagnola. La terza colonna imperiale attaccò invece il fianco sinistro, cacciando le forze spagnole dalla collina di San Giovanni, ma gli austriaci si vennero così a trovare sotto un pesante fuoco spagnolo e dovettero ripararsi in un crepaccio soffrendo di conseguenza molte vittime tra cui il generale Holstein che aveva guidato l'attacco.

L'artiglieria spagnola, al comando del Marchese di Villadarias, giocò un ruolo cruciale durante la battaglia, causando molte vittime e grande confusione nell'armata austriaca.

La battaglia infuriò fino a sera a fasi alterne, con ripetuti tentativi da parte austriaca di espugnare le trincee dell’armata spagnola poste alla base del colle dei Cappuccini dalla cui sommità l’artiglieria spagnola martellava ininterrottamente le truppe imperiali.

Alle 19 e trenta il generale Conte di Mercy si trovava nella prima linea di battaglia e comandò personalmente l’ennesimo assalto, ma venne colpito dalla pallottola di un tiratore scelto spagnolo e ferito gravemente al fianco.

A questo punto le operazioni del comando austriaco passarono al generale di artiglieria barone Zum Jungen e al Conte Olivero Wallis. Intorno alle ore venti un contrattacco della cavalleria spagnola tolse tutte le speranze di una vittoria austriaca. Infatti alle 20 e trenta i due generali comandanti le forze austriache facevano interrompere gli assalti ai triceramenti spagnoli, ritirandosi.

“ . . . . Alla fine della giornata, un massacro. Sul campo, sulle sponde della fiumara e del fiume S. Paolo, che si tingono di rosso, giacciono migliaia di uomini, che non sono solo austriaci e spagnoli, ma anche tedeschi, catalani, irlandesi, lorenesi, milanesi, napoletani, portoghesi e, naturalmente, anche siciliani. Insomma “una battaglia europea”. La scarsa intraprendenza del comandante spagnolo lasciò poi la strada libera agli Austriaci lungo la Valle dell’Alcantara, verso la marina di Giardini-Naxos, di fronte alla quale stazionava la flotta inglese. Da lì, prima alla conquista di Taormina e poi a quella di Messina, l’esercito austriaco andò a posizionarsi nella Sicilia occidentale, giungendo alla sospensione delle ostilità con la Convenzione di Palermo.[1]

Quella di Francavilla viene ricordata come una fra le più cruente battaglie mai combattute. Lo scontro, che incominciò all’imbrunire del 19 giugno 1719 ed infuriò per tutto il giorno successivo, come afferma Salvatore Maugeri “ . . . seppur non portava con sé una vittoria schiacciante di una delle due parti, si concludeva con un massacro di uomini da ambo le parti che complessivamente assommano a 8.018 morti e 12.030 feriti, di cui molti gravi che nei giorni successivi si assommarono ai morti.[2]

La guerra ebbe fine con il trattato dell’Haya, firmato il 17 Febbraio 1720 per la Spagna dal suo Ministro plenipotenziario Marchese Beretti Landi. Gli Spagnoli dovettero abbandonare la Sicilia, che restò austriaca. Andrà ai Borbone nel 1734, ma sarà un’altra storia.

*  *   *   *   *

. . . . .  Abbiamo visto lo schieramento assunto dalle truppe spagnole sul campo di battaglia di Francavilla, ma non ci si è mai chiesto dove si trovava il loro Quartier Generale. Infatti una delle cose poco conosciute di questa tremenda battaglia riguarda i preparativi che i comandanti spagnoli avevano predisposto nei giorni precedenti lo scontro.

A circa 20 chilometri dal campo di battaglia, risalendo la Valle dell’Alcantara, sorge la vecchia città regia fortificata e centro di comando militare di Randazzo, “La Fedelissima”, come la definì  Federico III d’Aragona per l’aiuto che questa aveva sempre dato al suo re nelle tante guerre che aveva dovuto sostenere contro gli angioini, tanto da meritarsi nell’anno 1303 l’emanazione del Decreto Regio da parte di questo illuminato monarca che la insigniva del titolo di “ Città Demaniale “, dipendente cioè direttamente dal Re, con tutti i privilegi e le prerogative che ne derivavano. Divenne infatti anche sede di Corte Capitanale e di Capitano Giustiziere su un vasto territorio comprendente ben 12 comuni dell’area del Val Demone e del Saracena-Simeto.

Città quindi sempre fedele ed alleata degli spagnoli, ed è qui che i comandanti dell’armata spagnola posero il loro Quartier Generale predisponendo il necessario per l’imminente scontro con le truppe austriache. Diversi reggimenti con i loro comandanti nei giorni precedenti lo scontro erano di stanza nella città etnea e molti soldati dovettero essere ospitati perfino all’interno delle chiese, quella di San Nicola – la più grande della città e della Diocesi – ne ospitò moltissimi. Alla periferia est di Randazzo, in quell’area che fin dal 1282 i randazzesi continuano a chiamare “ Campo Re “,[3] venne creato un centro che potesse raccogliere e curare i feriti provenienti dalla battaglia. Nei pressi di quell’area sorgeva uno dei due cimiteri della città e un Convento dedicato a Sant’Antonio Abate, gestito dai Padri Antoniani Viennesi (III° Ordine). Era questo un’ordine ospedaliero e monastico-militare. I monaci venivano chiamati anche ” Cavalieri del Tau “, a motivo della loro particolare divisa.

Fu in questo “Ospedale da Campo” che vennero portati a migliaia, il 20 di giugno e nei giorni successivi, i feriti spagnoli della Battaglia di Francavilla. Gli storici locali ci attestano che oltre 800 vi morirono e vennero seppelliti in fosse comuni all’interno dei due cimiteri quello di Sant’Antonio Abate e in quello di San Lorenzo. A futura memoria in quei luoghi venne innalzata una grande Croce ancora esistente fino agli inizi del 1900 e che i randazzesi chiamavano “ La Croce degli spagnoli".  

Chi coordinò e organizzò a Randazzo la Piazza d’Arme dell’esercito spagnolo fu il nobile cittadino randazzese Giorgio Licari, già Capitano della Val Demone e della Val di Mazara con il Privilegio del Mero e del Misto Impero. Nell’anno 1718 era stato anche insignito del grado di Capitano d’Arme di Guerra dal Re Filippo V di Spagna. il 20 Giugno 1719 al comando di un Reggimento di soldati randazzesi anche lui prese parte alla Battaglia di Francavilla. Per l’ardire e il coraggio dimostrato in quel terribile scontro venne in seguito insignito del grado di Colonnello di Cavalleria [4].

 

[1] Giuseppe Restifo:  Mostra tricentenario della Battaglia di Francavilla. 1719 – 2019. UNA GUERRA UNA BATTAGLIA, 21 – 22 – 23 Giugno. Biblioteca  Comunale Palazzo Cagnone, Francavilla di Sicilia.

[2] Salvatore MaugeriFrancavilla di Sicilia tra Storia, Cultura e Politica. Il Convivio Editore 2018. Op. Cit. pag. 196.

[3] Salvatore Rizzeri: Randazzo e la sua storia. Origine ed evoluzione nei secoli. Opera inedita. Pag. 121. Fu il luogo dove il 9 settembre 1282 Re Pietro III d’Aragona si accampò col suo esercito dopo lo sbarco a Trapani avvenuto il 30 di Agosto di quell’anno.

Salvatore Rizzeri: La Peste di Randazzo del 1575 – 1580. dal sito www.randazzomedievale.it

[4] Salvatore Rizzeri: Randazzo e la sua storia. Origine ed evoluzione nei secoli. Opera inedita. Citaz.  Pagg. 226 – 227.

   

 
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