La Judaica Randazzo

La Judaica Randazzo

La Judaica Randazzo

di Salvatore Rizzeri

 

Non tutti sanno che in Sicilia era presente una tra le più numerose comunità ebraiche dell’area mediterranea, fin da tempi immemori. Il 18 giugno 1492  il re di Spagna Ferdinando il Cattolico decise di cacciare tutti gli ebrei dai suoi domini e quindi anche dalla Sicilia, senza considerare il fatto che tale grave decisione avrebbe provocato una gravissima perdita  nell’economia non solo dell’Isola, ma anche del Regno di Spagna.

Gli ebrei infatti, come da tradizione, avevano in mano anche in Sicilia la maggior parte delle attività commerciali; ma non erano solo banchieri e usurai, mestieri che sicuramente gli avevano portati ad inimicarsi non pochi cattolici, erano infatti anche conciatori di pelli, commercianti, operai specializzati, e soprattutto medici.

Nutrite comunità giudaiche erano presenti nelle grandi città, a Palermo, a Siracusa, dove l’isola di Ortigia ne rappresentava il ghetto. Discorso simile anche a Messina,

Nella città di Palermo, tra le vie San Cristoforo, Calderai, Maqueda, Giardinaccio si trovava il quartiere in cui abitavano e commerciavano gli ebrei; la più grande sinagoga si trovava in piazza Meschita, il suo nome infatti tradisce un’origine ben precisa: la ‘Meskita’ è il luogo di culto per i musulmani; gli Ebrei di Sicilia decisero di chiamare così le loro sinagoghe, per rispetto ai loro protettori Arabi.

Grande anche la giudecca di Messina, che si trovava nel rione Paraporto, tra il Duomo e il torrente Portalegni.  

Catania è stato un importante avamposto ebraico, come testimonia l’estensione dell’area dedicata; il quartiere principale andava dall’odierna piazza Dante a piazza del Duomo. Altri studiosi hanno poi valutato la presenza di altri agglomerati giudaici, in via Recupero, accanto all’attuale chiesa dei Santi Cosmo e Damiano, e invia Sant’Anna. Lo stesso fiume storico della città, l’Amenano, anticamente veniva chiamato, e viene ancora chiamato colloquialmente, ‘Judicello’, proprio perché passava in parte dai ghetti Susu e Jusu.

Tra le più ricche ed importanti comunità della Sicilia, vi era anche la Comunità Judaica di Randazzo, di cui però non conosciamo con esattezza l’effettivo periodo storico dei primi insediamenti nella città etnea dal momento che i documenti d’archivio che avrebbero potuto darci delle risposte certe, conservate nel grande archivio storico della parrocchiale Chiesa di San Nicola, vennero interamente bruciati nel 1539 dalla soldataglia ribelle a Carlo V proveniente dalla Goletta, che per circa tre mesi (20 Gennaio – Aprile 1539) mise a ferro e fuoco la città.

Ben inseriti nell’ambito cittadino, abitavano prevalentemente l’estrema periferia orientale della città, in quello che fù uno dei tre grandi quartieri di Randazzo, quello abitato da gente di origine latina. Accanto al Convento Benedettino di clausura di Santa Maria Maddalena (San Giorgio), sorgeva la loro Sinagoga (Meskita).

Numerosa anche la presenza ebraica nel quartiere di Santa Maria dell’Itria, “a Cunziria”,  il quartiere commerciale e industriale della città, dove numerose erano le concerie prevalentemente gestite da questa comunità.

Grave perdita per l’economia della città fu la loro cacciata a seguito dell’editto del 1492. A Randazzo intense e ricche erano le attività commerciali esercitate dalla comunità Judaica che spaziavano dalla lavorazione delle pelli e della seta, al commercio dei “panni”, esportati financo a Palermo, e del vino. Numerosi erano anche i banchieri, i maestri e soprattutto i medici.

Negli articoli dedicati all’argomento, per lungo tempo trascurato e di cui si era persa quasi totalmente la memoria, tratteremo di tale importante aspetto anche grazie alle ricerche di valenti studiosi che in questi ultimi anni hanno riportato alla luce questo fondamentale spaccato della storia della Sicilia: la presenza Judaica nell’Isola e quindi anche della numerosa comunità di Randazzo.

Salvo Rizzeri