Il Convento di San Domenico

Il Convento di San Domenico

IL CONVENTO DI SAN DOMENICO DEI PADRI PREDICATORI

( S. Maria della Grazia )

di 

Salvatore Rizzeri

 

Il 4 Aprile del 1519 – Ind. VII^, per ordine dei Giurati di Randazzo fu tenuta un’adunanza nella Chiesa di San Nicola per discutere sulla opportunità di richiedere al Padre Provinciale dell’Ordine dei Predicatori l’apertura nella nostra città di un Convento dedicato alla istitutrice del SS.mo Rosario di Maria, così come desiderava il popolo Randazzese. La proposta fu accolta a larga naggioranza, tant’è che venne immediatamente inoltrata formale richiesta al Padre Provinciale dei Domenicani. Pochi giorni dopo, avutane risposta favorevole, i Giurati procedettero ad un altro Civico Parlamento per stabilire il luogo ove fondare tale Convento. Con atto del 20 di Aprile del 1519 - Ind. VII^, in Notar Vincenzo De Luna, i Giurati della città assegnarono, per locale da destinare a detto Convento, il fabbricato denominato della “ Torrazza “, e le due chiesette ad essa attigue: quella di Santa Maria delle Grazie e l’altra di San Barnaba Apostolo, le cui chiavi vennero consegnate al Reverendo Padre Vincenzo da Catania qui inviato dal Padre Provinciale in veste di Commissario. A detta assegnazione intervennero, inoltre, i nobili Don Antonino e Raimondo Floritta, padre e figlio, ed il Sac. Don Giovanni Paolo Floritta, in qualità di proprietari della  Torrazza da loro precedentemente acquistata dalla illustre famiglia Russo di origine Lombarda. Grazie alle abbondanti sovvenzioni elargite dai cittadini il Convento fu presto edificato e la Chiesa venne costruita in modo che la “ Torrazza “ fungesse da cappellone centrale  ed occupasse i vani delle due chiesette.[1] Nei primi anni della sua vita il Convento fu onorato dalla presenza del Beato Domenico Spatafora, dei Baroni di Maletto. Il Convento venne inizialmente intitolato a S.Maria della Grazia, ma già il 4 Giugno 1651 figurava sotto il titolo di S. Domenico, proprio in quegli anni venne istituita una scuola “ artium “ per secolari.[2] In seguito alle Leggi eversive contro le congregazioni religiose del 7 Luglio 1866 anche questo Convento fu soppresso e passò al Regio Demanio da cui fu ceduto all’Opera De Quatris. Nell’anno 1886, grazie all’affettuosa generosità dell’Arciprete Fisauli, i locali dell’ex Convento di San Domenico, dotato di un bel cortile, di una vasta Chiesa e di ambienti appropriati, vennero dati in uso, quale Oratorio, ai Salesiani di Don Bosco unitamente ad una sovvenzione annuale di Lire 3.000 per sopperire alle piccole spese relative a tale gestione. Il vecchio “ San Domenico “ divenne, pertanto, glorioso Oratorio Salesiano e campo dell’apostolato di uomini benemeriti, fra i quali ricordiamo la triade “ A.B.C. “ ( Amistani, Barbero, Cavina ) nonché del  compiato Don Pietro Adamo e di molti altri Salesiani. Nei giorni in cui si divideva la famosa “ pagnottella “ di Don Bosco, durante le festività più importanti, l’Oratorio di San Domenico era frequentato da un numero di giovani che raggiungeva e superava le 1.000 unità. I bombardamenti del 1943 rovinarono del tutto questo Convento, risparmiando appena la Chiesa dedicata al Santo, la torre ed il piccolo campanile. La Chiesa servì da Parrocchia per qualche anno ancora, finchè franò improvvisamente il campanile e parte della torre dovendosi, quindi, abbandonare definitivamente ogni attività religiosa. Ciò che rimase dei locali del Convento di San Domenico e della Chiesa venne dato in affitto a privati che li adibirono a deposito di legname. Chi scrive soleva frequentare alla fine degli anni 60, assieme ad altri ragazzi del Quartiere di San Nicola, il cortile dell’Oratorio del Convento per giocarvi a pallone. Il suo locale, più di recente, è stato inopinatamente requisito e destinato ad una costruzione moderna in cui hanno sede il Poliambulatorio e gli uffici amministrativi dell’A.S.L. 

Randazzo - Agosto 1990                                                                      

 

[1]  S. Rizzeri - Le Cento Chiese di Randazzo – Ed. 2008 n. 106.

[2]  A.F.P. 1977,  pp. 332 – 368.